Ora Rifondazione litiga su come fare la festa

Compagni contro. A due mesi dal congresso nazionale, la resa dei conti dentro Rifondazione comunista si consuma a colpi di mozioni tra chi rivendica l'unità del partito contro ogni ipotesi di costituente (l'ex ministro Ferrero, Conti e Nesci tra gli altri) e chi spinge, invece, per costruire una nuova Sinistra. Alla seconda corrente si rifà il governatore della Puglia, Nichi Vendola, la cui mozione, scaturita dal comitato politico nazionale dello scorso fine settimana, è stata presentata pubblicamente ieri al centro civico Buranello dall'ex vice di Massimo D'Alema, Patrizia Sentinelli, e dal referente genovese Simone Leoncini. Per i quali, a scanso di equivoci, «non è in discussione lo scioglimento del partito».
Anzi, bisogna «salvare Rifondazione attraverso una proposta politica chiara, capace soprattutto di parlare a quel vasto popolo che non si rassegna a un Paese senza sinistra». Naturalmente nel segno della discontinuità con l'esperienza della «Sinistra arcobaleno» e con il verticismo che l'ha caratterizzata. «Pensiamo a un partito capace di mettere in discussione l'idea di autosufficienza del gruppo dirigente», afferma Patrizia Sentinelli. Un partito meno lideristico e più democratico anche per Simone Leoncini che non risparmia stilettate ai compagni firmatari della mozione Ferrero: «Registro che da parte loro c'è già un elemento di chiusura nei nostri confronti nel momento in cui contestano la Festa della Sinistra sulla fascia di rispetto di Prà». L'altro ieri il consigliere regionale Marco Nesci aveva infatti preso le distanze dagli undici giorni di festa organizzati dai circoli del ponente dal 5 al 15 giugno perché «quella scelta non è stata fatta da nessuna parte degli organismi della federazione». Leoncini: «Il documento Ferrero sostiene di voler costruire un partito dal basso. Che cosa c'è di meglio di una festa organizzata in un quartiere popolare?».