Ora a rischio la squadra anti-Unabomber

Attraverso l’esame delle foto del reperto falsificato individuato il periodo in cui è avvenuta l’alterazione

nostro inviato a Venezia
Che il perito balistico Ezio Zernar abbia contraffatto le prove da solo per inchiodare Elvo Zornitta, fino a ieri presunto Unabomber, pare improbabile. Che abbia agito in solitudine sperando che nessuno si accorgesse di niente, è ingenuo. Magari convinto di farla franca nel ridurre le dimensioni del lamierino, addirittura il principale corpo di reato lasciato dal vero Unabomber in un attentato, con le forbici sequestrate a Zornitta.
Il movente poi traballa: si può davvero ritenere che un perito affermato abbia agito così per la medaglia del successo di aver trovato lui la prova regina di un’inchiesta che da 12 anni sbatte da tutte le parti, incassando solo incriminati innocenti? Forse. Vittorio Borraccetti, procuratore di Venezia si guarda intorno e fa capire: ora non si fida più nessuno. Vuole individuare in fretta se Zernar è davvero l’autore, se e chi eventualmente l’ha aiutato. Pur soffrendo per un tradimento che arriva da un ufficio alle sue dirette dipendenze, ovvero il Lic, il laboratorio indagini criminalistiche dove appunto lavora da quasi vent’anni Zernar, ora ufficialmente in ferie. E che Borraccetti, quasi sicuramente, chiuderà appena conclusa tutta questa velenosa vicenda.
Diverse, invece, le prospettive della squadra anti-mostro, 40 investigatori della polizia e dell’Arma da tre anni impegnati a tempo pieno alla caccia di Unabomber, e con la quale Zernar collaborava. I magistrati dovranno decidere se ha ancora senso tenerla in piedi, sia per i costi, sia soprattutto per i risultati. «Prematuro parlarne», dice Borraccetti. È un capitolo doloroso che si affronterà dopo quest’emorragia investigativa senza precedenti nella storia delle grandi inchieste in Italia. La procura spera quindi di chiudere con certezza il cerchio su Zernar e tornare presto alla caccia di Unabomber. Rimettendo sulla bilancia delle prove e degli indizi quanto raccolto, anzi quanto rimane di valido sull’ingegnere dal passato all’Oto Melara. Che, invero, non è molto, se non degli oggetti ritrovati nella sua abitazione. Utilizzati sì anche da Unabomber ma che puoi ritrovare in milioni di altre case e cucine come le fiale alla vaniglia di Pane Angeli. Unabomber le sceglieva per riempirle di esplosivo, Zornitta ne aveva una vuota a casa, in tanti le comprano per cucinare dolci.
E il perito? Zernar è l’unico in possesso delle chiavi dell’armadio blindato che custodisce i reperti (le forbici trovate nel capanno dell’ingegnere e il lamierino ritrovato a Portogruaro nel 2004). La serratura non è mai stato forzata. Zernar ha compiuto l’analisi firmando da solo il documento sulla compatibilità tra le forbici di Zornitta e il lamierino. Era stato sempre lui, sostengono gli inquirenti, a sollecitare l’esame sul lamierino con il nuovo metodo «Toolmark», sistema innovativo di rilevamento di qualsiasi impronta, quasi mai utilizzato nel nostro Paese. Come dire: magari c’è anche premeditazione. E perché? Borraccetti ricorda che a collocare temporalmente la manomissione ci sono le foto del lamierino scattate quando venne sequestrato e analizzato dai Ris nel 2004: mostrano un reperto integro e più lungo rispetto a quello analizzato sempre dai Ris e fotografato nel 2006.
Ma siamo sicuri che in questi due anni nessuno lo abbia manipolato? All’insaputa magari di Zernar? E se fosse stato qualcun altro all’interno della squadra anti-mostro e che aveva accesso al Lic? E se Zernar non avesse agito da solo? , si commiata Borraccetti coprendo con le mani il viso per la stanchezza. Il procuratore nemmeno vuole pensare a ipotesi diverse, al confezionamento della prova contro Zornitta, magari per proteggere qualcuno. Oppure al coinvolgimento di qualche altro investigatore insospettabile. Con il quale si è lavorato gomito a gomito. E si torna sempre lì, al cruccio che dominerà l'incidente probatorio di lunedì davanti al gip di Trieste: qual è il movente di questa assurda alterazione? «È già un colpo durissimo - saluta Borraccetti - Peggio di un tradimento. In questa inchiesta ne ho viste di tutti i colori. Lasciateci lavorare».
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it