È ora di riscoprire la militanza e fidarsi dei nostri giovani

Il dibattito pubblico avviato da Sandro Bondi che in questi giorni si sta sviluppando sulle pagine di questo quotidiano, che voglio ringraziare, è un modo per ritornare, se pur in forma scritta, tra la nostra gente.
I partiti che pur rischiano l'estinzione definitiva dalla nostra società, rappresentano l'istituzione fondamentale della vita democratica di un Paese ed è per questo che ritengo particolarmente importante questo dibattito. Il PdL è il frutto di un percorso politico fortemente voluto da Silvio Berlusconi, iniziato nel novembre del '93 quando scelse di preferire Gianfranco Fini come Sindaco di Roma, proseguito con la grande manifestazione di piazza del 2 dicembre 2006 e completata con il primo congresso nazionale del 28 marzo 2009. Io sono figlio di questo percorso politico, come molti altri nostri ministri, parlamentari, consiglieri regionali e amministratori locali. Prima del '94 non avevo mai partecipato a nessuna attività politica seppure, vivendo nella Milano degli anni '70, non erano certo mancate le opportunità durante le occupazioni del liceo che frequentavo.
La mia storia, che proviene da esperienze di manager in aziende private, mi porta ad essere molto chiaro e genuino e questo può sembrare talvolta segno di ruvidità ed asprezza, ma sempre nella volontà di far crescere il PdL nel migliore dei modi. Fino ad oggi ha prevalso la volontà di sottolineare le diverse storie del passato ed i vecchi schemi organizzativi, le correnti, anziché definire insieme come declinare sul territorio il nuovo progetto politico. Questo approccio tende ad escludere nelle scelte dei candidati coloro che appartengono come me alla «Silvio Generation». Spesso la scusa della mancanza di candidati è figlia di questo approccio. Abbiamo molti giovani che dopo due mandati da sindaco hanno la capacità e l'esperienza per fare il salto di qualità ma non sono rappresentati da uno degli ex che oggi guidano le operazioni di comando all'interno del Popolo della Libertà. Non posso accettare che la generazione della politica italiana nata in questi sedici anni venga cancellata senza fare una battaglia affinché ciò non accada.
Il Popolo della Libertà è stato voluto da Silvio Berlusconi e dai cittadini addirittura dando loro la possibilità di sceglierne il nome attraverso la modalità dei gazebo e di internet. Questa deve essere la stella polare che guida ogni nostra azione: stare tra la gente per capirne gli umori, le aspettative, i problemi, spiegare loro le azioni che stiamo svolgendo in tutti i livelli di governo (da quello nazionale a quello comunale); tutto questo fuori dalle campagne elettorali. Attraverso queste azioni dobbiamo capire la passione dei nostri dirigenti; la politica si distingue da un'azienda perché se non si ha una spinta ideale si rischia di scivolare sia sul piano etico che sulla realizzazione del nostro progetto politico. Ecco perché dobbiamo riscoprire la militanza che dovrebbe essere uno degli elementi in base al quale valutare l'operato del nostro personale politico.
Il Popolo della Libertà non può fare propri i modelli organizzativi dei partiti del '900 quando il muro di Berlino rappresentava materialmente e metaforicamente l'impossibilità che i nostri cittadini lo scavalcassero votando una volta Pci ed un'altra volta DC o uno dei partiti laici come il Psi, il Pri, il Pli o il Psdi. Il nostro movimento politico invece deve essere una casa con porte e finestre sempre aperte, ma non a parole come fino ad oggi è accaduto. Chi pensa che ci sia l'interesse dei cittadini a eleggere il coordinatore di questo comune o di quella provincia, si sbaglia. È interesse solo della classe dirigente avere questi riferimenti all'interno del partito. Questo è sicuramente un esercizio democratico necessario ma non sufficiente a creare un movimento politico aperto.
Se è vero che Silvio Berlusconi e i cittadini ci hanno indicato il bipolarismo ed il Popolo della Libertà, perché non li coinvolgiamo nella scelta dei candidati sindaci, governatori o di una quota minoritaria dei consiglieri comunali, regionali e dei parlamentari? Il punto è: quali cittadini? A mio avviso quelli che, come avviene negli Stati Uniti d'America, si registrano gratuitamente al movimento politico sottoscrivendo la nostra carta dei valori ed il programma delle azioni che intendiamo svolgere.
Da circa un anno parlo con questa generazione, la «Silvio generation», per creare una rete che insieme agli amici di An e agli altri movimenti confluiti nel Pdl, possa incarnare la grande speranza degli italiani di costruire un grande movimento che rappresenti più del 50% dei cittadini.
* Responsabile Vicario Pdl Enti Locali. Co-fondatore Forza Italia