Ora risponda Nel nome di Facchetti

di Riccardo Signori

È certo di non avere nulla da dire o giustificare. Ed è un peccato. Massimo Moratti si è speso in questa battaglia sullo scudetto 2006 soprattutto in nome, e per conto, di Giacinto Facchetti. Almeno così è parso di capire. Bene, allora, proprio nel nome del suo presidente gentiluomo, Moratti dovrebbe parlare: per difenderne la memoria e l’operato.
È evidente che il padrone dell’Inter sta subendo una sorta di assedio da parte di Della Valle, Galliani e amici comuni, fra i quali, per il momento, non annovera Andrea Agnelli. E oramai, par di capire, neppure Diego Della Valle, che fu consigliere della prima Inter morattiana. Moratti non ha gradito la lettera ed ha messo l’indice sul tono della missiva. Francamente, almeno sul tono, non si può dargli torto.
Ma anche sulle richieste di spiegazioni che piovono, giorno dopo giorno, qualcosa non quadra. Sembra di assistere a un gioco fatto di strategia e furbizia, partita di scacchi per dare scacco all’unico avversario rimasto nella logica del tutti colpevoli, dunque tutti assolti. Ha cominciato Galliani con il suo tono soft e conciliante, senza rivolgersi direttamente a Moratti, ma chi voleva intendere ha inteso. Poi ci si è messo Della Valle, che ha replicato in tono più rude una lettera precedente che invitava a ritrovare una sorta di conciliazione per il bene del calcio e del prossimo campionato. Dopo la frittata combinata da Abete e dai consiglieri federali, l’aria dell’invito è decisamente cambiata.
Ieri Abete si è speso in una lettera pacificatrice, spedita al presidente della Lega di serie A, ma Don Abbondio avrebbe avuto più coraggio e certo più lungimiranza. Poteva pensarci prima di combinare danni. L’ultima decisione sullo scudetto 2006 è riuscita solo ad avvelenare l’ambiente. Moratti continua a difendere una posizione insostenibile, però i dirigenti, e le società, che pensano di avere ricevuto diverso trattamento stanno giocando alle tre tavolette: qualunque fosse la posizione interista, loro hanno pagato quanto dovevano. Nessuno sarebbe uscito indenne.
L’Inter ha ricevuto un evidente favore, ma le leggi e la giustizia calcistica andrebbero rispettate (convinti oppure no) senza accapigliarsi per tutto l’anno in quella guerriglia di trincea che si sta innescando contro l’Inter e, soprattutto, contro la tranquillità del calcio italiano. Qui non si rischia di inseguire una verità, qui si rischia di inseguire qualche tragedia negli stadi. E allora chi sarà il vero colpevole?