Ora la Rossa è sulle spalle del duo Baldisserri&Costa

nostro inviato a Fiorano (Modena)
È preparato, è ormai un veterano «con Todt sono il più esperto in pista» dice con un tono tra il sacrosanto orgoglio e la sacrosanta preoccupazione. La Ferrari italiana porterà in giro per il mondo il suo nome: Luca Baldisserri, già noto come ingegnere di macchina di Schumi nei suoi primi mondiali, poi come braccio destro di Ross Brawn al muretto, quindi abile stratega di pista. Sua la scelta delle quattro soste – unica nella storia della F1 - con cui il tedesco, nel 2004, vinse a Magny Cours.
Tutto questo per dire che Baldisserri di nuovo, per gli appassionati meno addentro alle cose di Maranello, ha solo il suono morbido e italiano del cognome, ma è il degno erede di Brawn. «Se, come italiano, sento più responsabilità ora che gestirò la squadra in pista? Le sento un bel po’ di più» non si nasconde l’ingegnere. Dice: «La macchina è molto innovativa, soprattutto a livello aerodinamico ci permetterà di adottare un ventaglio esteso di soluzioni. Lo scoprirete a Melbourne: vedrete, vi sembrerà completamente diversa».
La Ferrari nata all’ombra di Schumi è una Rossa molto italiana. Perché se Baldisserri dovrà risolvere le grane in pista, in fabbrica, e spesso anche nel box, toccherà ad Aldo Costa fare in modo che la 2007 sia una scheggia. È lui il papà del progetto, il quarantenne tutto di un pezzo che ha ereditato sul groppone l’onore e l’onere di mettere in pratica quanto imparato da quel genio di Rory Byrne. Costa aveva quasi il magone, a Suzuka, quando le speranze mondiali divennero fumo con il motore di Michael, per cui è molta la voglia di rifarsi. «È una macchina pensata nella continuità con il passato, ma di fatto tutta nuova, innovativa – spiega – il retrotreno più chiuso e rastremato, le nuove sospensioni, il passo più lungo e poi il cambio che ha di fatto annullato i tempi di cambiata, quick-shift si chiama».
All’improvviso, il papà della Rossa snocciola tutta una serie di nomi e cognomi italianissimi, solo di tanto in tanto intervallati da qualche straniero. Lo fa per esaltare il lavoro di squadra, ma involontariamente esalta l’italianità di questa Ferrari. Ci sono cognomi come Battistini (braccio destro di Tombazis, il capo del progetto), De Luca, aerodinamico, Fainello, responsabile delle car-performance e ancora Simone Resta, capo della Ricerca e sviluppo, Davide Terletti, capo della struttura e dei crash-test.
Insomma, Italia, Italia e ancora Italia. Anche se Costa, poi, precisa: «Però la Ferrari italiana mantiene anche la sua internazionalità...». «Siamo italiani nel cuore» lo interrompe Gil Simon, capo del reparto motori. E detto da un francese ha il suo bravo significato.