Ora Santoro fa pure il martire

Il «Bella Ciao» anche stavolta non ce lo toglie nessuno. Il martire della Resistenza non si piega, e lo enuncia in una lettera di sfida e di minaccia al consiglio di amministrazione della Rai. Non fosse che Michele Santoro ha francamente stufato, tutti invecchiamo ma lui un po’ peggio degli altri, ci sarebbe da ridere. Il nostro grida naturalmente al linciaggio, allo stupro della libertà d’espressione, alla fine della professione di giornalista, e accusa il resto del mondo che non la pensa come lui di orribili menzogne, inaccettabili interferenze, e accuse infondate, come se il problema fosse non nelle sue trasmissioni, faziose quando va bene, criminali quando ci prende gusto, ma nelle reazioni di coloro che ne denunciano il contenuto. Peggio, c’è nell’argomentare, si fa per dire, della lettera tutta l’arroganza e tutta la presunzione di chi si sente investito del ruolo di conducator per scelta divina. Molto più modestamente la scelta in realtà l’ha fatta un giudice del lavoro, e mentre lui lasciava volentieri il Parlamento europeo che riteneva senza vergognarsene un parcheggio a ore, e correva, parole sue, a riprendersi il suo microfono, la Rai si guardò bene dall’interporre un appello, dal mettere in atto una qualche resistenza a quel ritorno. No, a resistere c’è già lui con i suoi prodi, che questa volta, assieme ai soliti noti di sempre, hanno compreso e valorizzato al meglio niente meno che Marco Travaglio e Vauro, due tipini fini specialisti in calunnia e distruzione di reputazione altrui con vari tipi di machete.

Scrive Santoro che lui fa ascolto come nessun’altra trasmissione giornalistica di prima serata e che gli introiti pubblicitari sono così alti da emanciparlo dal costo del canone. Può sembrare delirio, e forse lo è, ma il nostro enuncia così la sua profonda convinzione di avere il diritto di fare come gli pare, libera Repubblica delle banane di don Michele, autofinanziata, e fanculo le regole della televisione pubblica. A don Michele due cose più delle altre non sono andate giù: la gratuita protesta dell’ambasciatore di Israele dopo la sua trasmissione e il gratuito abbandono di Lucia Annunziata della stessa trasmissione. La colpa, ce lo spiega, non è tanto dei due, ma della debolezza del sistema politico e del mestiere di giornalista. È facile, si accora Santoro, venire da noi per insultarci, tanto nessuno protesta, anzi si acquistano meriti. Ma lui non tollera e non tollererà mai che qualcuno lo contrasti, che per colpa delle accuse cieche non si analizzi con attenzione il contenuto nobile della sua ultima fatica, l’ormai tristemente famoso reportage da Gaza. Lui sta dalla parte dei bambini palestinesi trucidati in nome della sicurezza di Israele, quei bambini che come lui preferiscono vivere.

Bene, smettiamo di parlare dell’impeccabile gesto di Lucia Annunziata, parliamo dei contenuti. Gli spettatori della televisione pubblica hanno dovuto subire dalla libera zona di Santoro un prodotto disgustoso nel quale da un lato ci sono i massacrati, dall’altro i massacratori, e fanculo i missili sparati per mesi su Israele da Gaza e da Hamas in violazione della tregua. È sempre stato così nella peggiore sinistra europea: da una parte ci sono sempre bambini straziati, dall’altra ferite alla sicurezza. I bambini israeliani non perdono sangue. Resta da vedere, anche se c’è poco da sperare, quale risposta riserverà la Rai alla disfida di Santoro. Di certo un record storico don Michele lo ha stabilito per sempre: il ricorso all’articolo 21 della Costituzione per fare quel c... che gli pare. Scusatemi, forse per la prima volta mi sono scappate tre parolacce, è l’effetto pedagogico di Michele Santoro.