«Ora sappiamo vincere»

da Milano

Nelle orecchie degli interisti rimbombano ancora i clacson del carosello di mercoledì scorso, quando migliaia di tifosi in scooter si sono riversati in piazza Duomo con la voglia di fare festa per la Coppa Italia appena conquistata. Roberto Mancini, prima di godersi le vacanze, rilascia ai microfoni di Inter Channel una lunga intervista, nella quale ripercorre gioie e dolori della sua prima stagione in nerazzurro.
«Era importante chiudere con un successo - ammette Mancini -, per far capire ai giocatori che la storia recente si poteva cambiare. Era importante specie per quei giocatori reduci dal 5 maggio. Nel calcio bisogna far voltare pagina». E la società di Moratti è riuscita a chiudere la stagione stappando lo spumante, anche se scudetto e Champions sono ancora sogni lontani. Essere riusciti a vincere qualcosa laddove da sette anni si attendeva un successo (l’Uefa con Ronaldo nel ’98, ndr), ha un valore ancor più importante, e Mancini lo sa bene: «C’è un filo conduttore nella mia carriera di calciatore e tecnico. Regalare soddisfazioni ai tifosi che non ne avevano da un po’. È successo alla Samp e alla Lazio. Spero si possa ripetere anche qui». Archiviata la stagione i tifosi attendono qualche colpo sul mercato, in grado di poter ridurre le distanze con Juve e Milan. Il tecnico si aspetta un ritocco nei ruoli più scoperti. Pare scontato l’obiettivo di rinfoltire le corsie laterali. Confermato il modulo 4-4-2, Mancini continua a preferire due ali forti, con un mediano e un costruttore di gioco. Suggerimento per la campagna acquisti? «Sì - risponde il tecnico - ma il mercato non è così semplice come si legge sui giornali. A volte si vogliono fare delle cose e non si riesce». Tra i piani futuri c’è il rilancio di Recoba: «Non gli manca nulla - svela Mancini - deve solo avere la continuità di mettersi tutti i giorni in discussione. Dipende solo da lui e non dagli altri». L’amara panchina fatta assaggiare a Toldo, racconta Mancini, è servita. «Pensando di avere il posto fisso non riusciva più a fare le cose di cui è capace». La sorpresa più bella? «Cambiasso. Ha dato equilibrio ed è stato molto bravo». Nessun problema con l’Imperatore: «Se quelle con Adriano fossero state liti - rivela Mancini - le mie da giocatore sarebbero state guerre. Non abbiamo mai litigato. Adriano è giovane e deve solo migliorare nel gioco per la squadra». Dopo il doveroso «rompete le righe» l’Inter riprenderà a lavorare il 14 luglio, nel fresco ritiro di Riscone di Brunico.

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