Ora sbagliare non è più permesso

Il 2005 rappresenterà un anno straordinario per il gruppo Fiat. Per due ordini di motivi. Finalmente la divisione Auto chiuderà l’anno in pareggio operativo. Anzi con un piccolo utile. Sono diciassette trimestri che non accade. Una vita. Marchionne&Co lo sanno già: l’effetto Punto, che non dura in eterno, dispiegherà i suoi effetti più forti proprio alla fine di quest’anno. Straordinario anche per le entrate straordinarie, appunto, che Marchionne si è portato a casa. Tra Italenergia, put su General Motors, convertendo e cessioni immobiliari, il Lingotto ha avuto effetti positivi sul debito per 6,5 miliardi. In termini di conto economico si può parlare di quasi 350 milioni di euro di oneri finanziari in meno. Un bel sollievo. Adesso però la «festa è finita» e margini di manovra non ce ne sono più. Tutti sanno, ma non dicono, che il successo della Punto non basta. E tanto meno sono sufficienti i microaccordi industriali che sono stati messi in piedi. Pretendere di più dal nuovo management era difficile. E il cauto ottimismo che circola a Torino dimostra che la strada è ancora lunga. E lo sarà anche a fine anno quando il vessillo del pareggio si potrà brandire. Marchionne resta convincente. Sul piano finanziario non ha sbagliato un colpo. Convince gli analisti della bontà dei suoi progetti, nonostante cambi un po’ troppo spesso idea sui propri manager. E ha messo Gianluigi Gabetti nelle condizioni di chiedere alla famiglia, tra scontri e divergenze di vedute tra parenti, di investire sull’Auto più di 530 milioni di euro. Tanto che proprio ieri le agenzie di rating hanno rivisto al ribasso le pagelle della Ifil. La holding che per l’appunto è risalita al 30 per cento nel capitale di Fiat. Ora, paradossalmente, inizia la battaglia. L’Auto diamola pure in pareggio. Il debito e i suoi oneri sotto controllo. Il management rinnovato. Ora non si può più sbagliare. La Punto sembra funzionare. Ma la Fiat non si può permettere di sbagliare più. E questo Marchionne lo sa bene.