«Ma ora lo scalo naviga a vista»

Clima teso sulle banchine genovesi, complici le correzioni al disegno originario del nuovo waterfront ideato dall'architetto Renzo Piano. Un progetto che rischia, nonostante l’autorevolezza, di destabilizzare i sensibili equilibri di un porto che dal 2001, anno in cui è stato approvato l'attuale Piano regolatore portuale, insegue il sogno di vedere realizzate infrastrutture strategiche. Le varianti all'Affresco - illustrate sinteticamente venerdì al Palazzo della Borsa, davanti ad una sparuta e disattenta platea, da Susanna Scarabicchi dello studio Piano (lui il grande assente) - saranno gestite, sotto la regia dell'Authority, da una nuova società, «scevra da ogni tipo di condizionamento» come richiesto dall'architetto genovese. Ma l'insoddisfazione resta. L'aria che si respira sui moli è pesante, come denuncia Alfonso Clerici, vicepresidente dei terminalisti: «Oggi, il porto vive in una situazione di grande confusione. Si continua a navigare a vista, puntando su progetti importanti ma di lungo respiro - come il progetto "Piano 1" e "Piano 2" - senza affrontare i problemi reali, di ogni giorno. Non ci sono certezze per il futuro: non si sa bene con quali tempi e in quale modo l'Affresco sarà realizzato. Ma, soprattutto, con quali finanziamenti. Se poi mettiamo a confronto l'Affresco con il vecchio Prp emergono evidenti contrasti. È difficile, a questo punto, ragionare senza punti di riferimento».
Clerici rincara la dose: «Ci sono opere, contenute nel Prp, che sono già state approvate e finanziate. Ma i lavori non sono mai partiti. Opere che di fatto sembrano non rientrare nell'Affresco. Ora, mi chiedo: che cosa facciamo? Che fine fanno quei finanziamenti? Sono tutti interrogativi che, fino ad oggi, sono rimasti senza risposta. La verità è che il progetto Piano non deve e non può bloccare i lavori in porto». La verità è anche un'altra. «Tutti lo sanno, ma nessuno lo dice: il problema - chiosa il vice presidente dei terminalisti genovesi - è che ci sono diverse anime all'interno dell'Authority, che non parlano la stessa lingua. Di riflesso, a pagarne le conseguenze è l'intera comunità portuale. Un esempio emblematico dell'attuale stato di incertezza è dato dal Multipurpose, un'opera che possiamo definire “l'eterna incompiuta”! Mentre Genova - aggiunge Clerici - continua ad interrogarsi sul proprio futuro, il porto di Savona lavora con grande slancio, con progetti concreti. I due scali si muovono a due velocità. È triste ammetterlo, ma è così! Oggi, Savona rappresenta un esempio per il suo pragmatismo, mentre Genova coltiva progetti avveniristici, di grande enfasi ma stiamo perdendo tempo e non affrontiamo i problemi reali del porto. Ed è grave, perché il mercato corre e noi restiamo al palo». Un altro nodo al pettine riguarda il Voltri Terminal Europa, società finita la scorsa settimana alla ribalta per effetto dell'offerta di acquisto della compagnia danese Ap Moller, leader nel trasporto mondiale di container, nei confronti di P&O Nedlloyd, gruppo con il quale il Vte tre mesi fa ha stretto un accordo di partnenariato. L'Autorità portuale ha chiuso il capitolo relativo alla verifica dei piani d'impresa dei terminalisti, come riportato dal Giornale l'8 maggio scorso. È stato espresso un giudizio positivo per quanto riguarda il rispetto di tutti gli impegni fino al 2003, e di quelli relativi ai traffici anche per il 2004, da parte di tutti i terminal. Resta in sospeso solo il giudizio sul Vte, per il quale la società di consulenza Deloitte, a cui l'Authority ha delegato la certificazione del piano d'impresa, si è già espressa. I contenuti dell'indagine saranno diffusi nel prossimo Comitato portuale. «Posso solo dire - ha anticipato il presidente Novi - che le convinzioni dell'Authority sono state confermate dalla Deloitte». Ma l'indagine potrebbe riservare non poche sorprese, fino a ritenere - si vocifera in porto - che «la Deloitte confermi il contrario, ossia che il Vte sia in regola...».