Ora sei chilometri di curve per il pane

Forse è vero che le cose si apprezzano quando non ci sono più. O meglio, quando c'è la certezza che stanno per sparire per sempre. È un piccolo, triste evento, per il microscopico universo di Montessoro, nel comune di Isola del Cantone, la chiusura della «bottega».
Segno dei tempi, del progresso che passa senza ritegno sopra a qualunque cosa. «C'era da aspettarselo, prima o poi: non poteva durare in eterno», si dice in giro scuotendo la testa. Ma nessuno, forse, ci ha mai voluto seriamente pensare, e ora per tutti è quasi come se ne andasse una persona cara.
Lo dimostra la processione di montessoresi che entrano in negozio e chiedono ai titolari se è tutto vero, se la decisione è irrevocabile.
La risposta della signora Liliana è sempre la stessa: «Siamo vecchi, ormai… e poi faremmo troppa fatica ad adeguarci ai nuovi regolamenti. Appena abbiamo sentito che avremmo dovuto usare il computer, è stato il segnale che non c'è più niente da fare».
Il titolare, Carlo Sangiacomo, ma tutti lo chiamano Ninni, deve fare i conti con un pezzo di vita che si chiude: «Io qui dentro ci sono nato, e adesso finisce tutto». Ninni lascia per un attimo da parte la commozione in favore di una certa rabbia, quando ricorda che «per noi piccoli negozianti nessuna legge ha mai fatto niente. Ci siamo sempre arrangiati, ma chi offre un servizio come il nostro in posti così fuori mano dovrebbe essere incentivato».
Invece, chiosa un agguerrito avventore, «pare che il futuro ormai sia in mano ai supermercati e, parlo di quel che vedo a Genova, alla Coop. Ma io mi fidavo di più del negozietto».
In paese i musi sono lunghi non tanto per il disagio di doversi muovere in auto tutti i giorni fino al capoluogo per fare la spesa, quanto per la sensazione che se ne stia andando un pezzo di storia, e la storia è fondamentale per chi è legato alle proprie radici.
«Pensare che qui a Montessoro ci saranno delle persone, nel futuro, che non potranno dire di aver mai visto questo negozio aperto mi mette a disagio. E mi fa sentire vecchio», confessa un ragazzo. Cose che forse può capire fino in fondo chi sa cosa vuol dire vivere in un piccolo paese, in un micromondo in cui si sa tutto di tutti ma, in compenso, ogni cosa è un po' come se appartenesse alla collettività.
Tutti concordi: per il paese è una grossa perdita. «Un negozio aperto a tutte le ore», raccontano. Nessun problema a presentarsi a sera inoltrata per un acquisto tardivo: evidentemente, «chi è negoziante fino in fondo si vede».