Ora il Senegal indaga sull’appalto della discarica voluta da Veltroni

Si allarga lo scandalo sul progetto di smaltimento dei rifiuti a Dakar. La municipalizzata di Roma accusata di gravi inadempienze e buchi di bilancio

Gian Marco Chiocci

da Roma

Ama-connection, dal colera all’inchiesta sull’appalto che puzza. Si fa sempre più torbida la vicenda della Spa del Comune di Roma incaricata di raccogliere e smaltire i rifiuti nella pestilenziale città di Dakar. All’indomani della decisione del Consiglio dei ministri presieduto dal capo dello Stato Abdoulaye Wade e dal premier Makcy Sall di buttare nel cassonetto l’utopistico progetto di cooperazione veltroniana (coinciso con gravi disservizi, ritardi nei pagamenti, condizioni di lavoro precarie per i dipendenti, rivolte in strada per l’accumulo dell’immondizia in un contesto cittadino che ha visto centinaia di morti e 23mila casi di malattie infettive) i poliziotti della Division des investigations criminelles (Dic) avrebbero iniziato a spulciare i contorni di un appalto che non sembra essere stato onorato nel migliore dei modi dalla municipalizzata del Campidoglio. In particolare, secondo notizie rilanciate ieri l’altro da alcuni media del Paese africano, gli accertamenti avrebbero preso le mosse proprio dall’audit che il sindaco Walter Veltroni avrebbe affidato al colosso Ernst&Young e dal quale sarebbe emersa una voragine finanziaria senza fondo che inchioderebbe i vertici della «sua» azienda che da cinque anni opera nella cloaca della città del rally.
Dalla relazione ispettiva non escono bene né Alvaro Moretti, direttore amministrativo e finanziario di Ama Senegal, né Samba Sarr, il direttore generale, che a giorni potrebbero essere chiamati a dare spiegazioni presso la direzione criminale del Dic. Dall’audit-boomerang promosso dal sindaco emergerebbero infatti inadempienze varie, buchi di bilancio, flussi di denaro partiti direttamente da «Ama Roma» e destinati alla costruzione (di cui non vi sarebbe traccia) di una discarica e di un centro di trasferimento dei rifiuti nella capitale senegalese.
La notizia-bomba è rimbalzata due giorni fa dalle radio senegalesi ed è stata poi rilanciata on line dal giornale Est Mid. Nonostante la rescissione «governativa» uniltareale e i clamorosi esiti della verifica della E&Y, il sindaco continua a tacere anche di fronte alle reiterate denunce di parlamentari europei di Alleanza nazionale a seguito di un ampio e dettagliato reportage del sindacato Ugl in missione a Dakar. Sarà anche la materia trattata, ma questa della pattumiera senegalese è una storia che puzza sempre di più. «Sono mesi che sollecitiamo Veltroni a fare chiarezza su questa vicenda - attacca il senatore di An, Andrea Augello - e dalle notizie che ci arrivano dal Senegal ora cominciamo a capire le ragioni del suo silenzio. È tempo che il Comune si assuma le sue responsabilità. Sarebbe quanto meno opportuno che il sindaco rendesse pubblico l’audit spiegando i motivi, che possiamo immaginare, che l’hanno spinto a richiedere una verifica della società. La situazione sembra essere ancora più grave di quella che l’Ugl e An avevano denunciato».
Ma c’è di più. Sempre ieri il ministro dell’Ambiente, Thierno Lô, in un’intervista ha tenuto a precisare che se «Ama non accetterà la rottura consensuale del contratto si procederà per vie giudiziarie», e questo perché la patata bollente del monnezzaio di Dakar è infatti finita tra le sue mani.
Nei reportage giornalistici si sollevano interrogativi inquietanti sulla gestione dell’affare lungo l’asse Roma-Dakar. Ci si chiede, ad esempio, che fine abbiano fatto i miliardi arrivati per la raccolta dei rifiuti e la creazione dei centri di smaltimento. «Fonti ben accreditate assicurano - si legge in un articolo - che questi soldi sono stati distratti. C'è infatti chi vorrebbe far credere alo Stato senegalese che Ama Roma non abbia fatto alcun investimento, anche se il Sindaco ha disposto importanti movimenti finanziari per rimpinguare le casse, quasi vuote, di Ama Senegal. Uno sforzo che però non ha dato i risultati sperati dal sindaco».
Molto probabilmente a queste domande saranno chiamati a rispondere Moretti e il suo socio senegalese, che non sembrano più godere della protezione a tutto campo del Campidoglio. I sindacati locali, intanto, si sono organizzati in un gruppo per la difesa dei diritti dei lavoratori e sembrano decisi a fornire le prove di come questi soldi che dovevano servire alla costruzione della discarica e del centro di smaltimento sono stati dirottati. Compito della Divisione Criminale è capire dove. O nelle tasche di chi.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it