«Ora si caccino quei dirigenti che non ottengono risultati»

Il giuslavorista: «Un buon capo deve saper motivare i propri uomini»

da Milano

Professor Ichino, un’improvvisa botta di salute per gli statali?
«Lo interpreterei piuttosto come il segno di una situazione in cui i controlli sono molto laschi e i margini di miglioramento molto larghi».
È bastata semplicemente la minaccia di una punizione o di controlli più severi. Ma non ci si poteva pensare prima?
«In realtà una strategia efficace di lungo respiro contro l’assenteismo abusivo richiede qualche cosa di più che controlli e sanzioni. Il bravo dirigente è quello che sa motivare al lavoro e al risultato i propri dipendenti. Questo sovente manca del tutto nel settore pubblico».
Ma come è possibile che i fannulloni finora l’abbiano fatta sempre franca?
«È mancata, per lo più, una seria responsabilizzazione dei dirigenti sul risultato. Negli uffici dove il tasso di assenze è più alto occorre imporre al direttore delle risorse umane l’allineamento alla media delle amministrazioni omologhe. Questo è un obiettivo preciso, misurabile. Se viene raggiunto, bene, altrimenti il direttore viene rimosso. È quello che stanno incominciando a sperimentare alla Regione Lazio».
In quale settore, o ente, si annidano più spesso i fannulloni? Scuole, ministeri, enti locali?
«Proprio la Regione Lazio aveva, secondo l’ultimo dato disponibile dello scorso anno, fatto registrare 21,2 giorni di malattia in un anno a fronte del dato medio delle Regioni a statuto ordinario: 13,1 giorni all’anno, che sono un dato già molto alto».
Che voto dà alla cura Brunetta?
«Come ho scritto la settimana scorsa su Repubblica Brunetta è il primo ministro ad aver dato piena voce alla preoccupazione e alla protesta degli italiani per i gravissimi difetti di efficienza e produttività di moltissime loro amministrazioni pubbliche. E lo ha fatto assumendo come proprie parole d’ordine molto simili a quelle lanciate su questo terreno dal Pd in quest’ultima campagna elettorale. Ho però anche denunciato alcuni errori e una omissione grave, nella sua iniziativa».
Quali parole d’ordine?
«Trasparenza, valutazione, benchmarking comparativo, responsabilizzazione dei dirigenti su obiettivi precisi e misurabili».
Cosa toglierebbe dal piano Brunetta?
«La norma che impone il certificato di malattia rilasciato dal presidio sanitario pubblico è inattuabile; lo è anche quella che impone la visita ispettiva fin dal primo giorno per tutti i casi di assenza. Un errore non di Brunetta, ma del governo è di aver tolto il tetto alle retribuzioni dei dirigenti pubblici proprio mentre si tagliavano i premi di produttività agli impiegati».
E aggiungerebbe qualcosa?
«Una garanzia efficace dell’indipendenza e della trasparenza dell’operato dei valutatori. Le esperienze straniere più avanzate mostrano, tra l’altro, come solo un organo indipendente di valutazione può realizzare una vera trasparenza delle amministrazioni pubbliche, elaborando e pubblicando indici credibili di andamento gestionale».
Secondo lei sarebbe giusto anche licenziare il fannullone colto in flagranza?
«È ovvio che sì. Ma Brunetta farà bene a non focalizzarsi prioritariamente su questo punto».
Lei è un senatore del Pd, il suo partito è favorevole a questa campagna?
«Un mese prima del disegno di legge Brunetta, il 5 giugno scorso, abbiamo presentato il nostro, di cui sono primo firmatario, che su trasparenza, valutazione e benchmarking comparativo è molto più preciso e incisivo. Credo, comunque, che fra i due progetti si possa puntare a una buona integrazione».