Ora si conterà chi è davvero contro l’accordo

I dipendenti delle sigle autonome al bivio: accettare individualmente o autoescludersi. I piloti hanno giocato la partita con un unico scopo: la difesa dei vantaggi di cui godevano

Sono stati messi ai margini. Le cinque sigle sindacali autonome (per lo più piloti e assistenti di volo) che nelle ultime ore avevano cercato di ribaltare il tavolo sono state bloccate. I tre sindacati confederali e la Ugl hanno ieri firmato il nuovo contratto di lavoro di Cai, dando così la possibilità a Colaninno e soci di presentare un’offerta vincolante per acquistare pezzi della vecchia Alitalia. Oggi in mano alla gestione commissariale di Augusto Fantozzi. Chi non ci sta è fuori. Finalmente. I quattro sindacati hanno firmato inoltre il cosiddetto «lodo Letta» che rappresenta anche un modello di nuove relazioni industriali piuttosto avanzata. La trattativa Alitalia assume così un rilievo che va ben oltre alla stretta trattativa aziendale. I dipendenti Alitalia aderenti alle sigle autonome si trovano ora davanti ad un bivio: firmare individualmente il contratto, smentendo così i propri supposti rappresentanti, oppure autoescludersi dalla nuova azienda.
Dopo il primo accordo di fine settembre, era ormai chiaro che non c’erano più alternative per Alitalia: o l’offerta di Cai o il fallimento. Nei giorni scorsi le sigle sindacali autonome (avete presente Berti, Notaro, Tomaselli) hanno provato l’ultimo bluff. Ma governo, sindacati confederali e Colaninno hanno voluto guardare le carte: e il punto finale è stato a loro favore. Il contratto proposto è peggiorativo rispetto a quello a cui erano abituati i dipendenti Alitalia. Non quanto annunciato, ma certamente peggiorativo. A ciò si aggiunga una lunga lista di esuberi, anche se trattati con i guanti rispetto ad altri settori in cui si becca solo una pedata. Inoltre la soluzione trovata comporterà ulteriori costi per la collettività. È ancora difficile fornire una cifra esatta: ma è certo che la partita della liquidazione della vecchia Alitalia non si chiuderà alla pari.
Fatte tutte queste premesse, l’alternativa per i dipendenti Alitalia era il fallimento. Nel giro di pochi giorni sarebbero stati messi in cassa integrazione e mobilità; gli aerei disposti a terra e i beni aziendali velocemente venduti al migliore offerente. Solo un pazzo con queste carte in mano gioca un bluff. Oppure la fa chi sa che fino ad ora gli è sempre andata bene o che ha un’alternativa. È il caso dei piloti, ben consci del fatto che non si creano professionalità come la loro da un giorno all’altro e che in giro per il mondo il loro è un mestiere richiesto. Altro che trattativa giocata per difendere i diritti dei più deboli (come ieri falsamente hanno detto alcuni sindacalisti autonomi), la partita di queste ore si giocava solo per difendere i privilegi dei più forti.
A questo punto i dipendenti Alitalia, che sono persone fisiche e non numeri rappresentati dai sindacati, potranno individualmente aderire all’offerta di nuovo contratto messa sul tavolo. Governo, azienda e sindacati confederali hanno così l’opportunità di individuare la reale rappresentatività degli autonomi. Quanti li seguiranno nella loro corsa pazza fino al burrone? Quanti piloti e hostess si identificano in quell’urlo di giubilo che si ebbe al momento della prima rottura della trattativa? È auspicabile che l’atteggiamento all’après moi le deluge di questi sindacalisti della clientela verrà raso al suolo.
Ma, chiusa la trattativa sindacale da domani si apre subito un nuovo fronte. L’azzardo di Berlusconi di insistere tenacemente per una cordata italiana non si chiude con l’offerta vincolante di ieri sera. Chi pretende molto (giustamente dal nostro punto di vista) dai lavoratori, deve pretendere ancor di più da se stesso. Adesso Colaninno e il suo amministratore delegato, Rocco Sabelli, debbono dimostrare di far funzionare il loro «giocattolo». E presto. La nuova Alitalia non si può più permettere di commettere alcun errore. Il livello del servizio deve essere migliorato. Puntualità e costi devono essere paragonati a quelli di operatori alternativi. La Cai ha già ottenuto il giusto dallo Stato, da oggi in poi non può e non deve azzardarsi a chiedere più un euro al contribuente. E anche la protezione antitrust che le è stata concessa sulla ricca rotta Milano-Roma non può essere usata come una clava per far girare i numeri del proprio bilancio. Per il rispetto dei contribuenti italiani, dei clienti della vecchia Alitalia e dei lavoratori che onestamente hanno fatto il proprio lavoro nel gruppo fino ad oggi.