Ora si schiera anche Cnp: «Difenderemo Capitalia»

I francesi: «Il rapporto con il management è molto forte, siamo pronti a diventare azionisti». La partita Fineco Vita e la risposta alle avance di Intesa

Massimo Restelli

da Milano

Il colosso assicurativo francese Cnp contribuisce a gelare le mire di Banca Intesa verso Capitalia dicendosi pronto a «diventare azionista» del gruppo romano per difenderne l’indipendenza. I transalpini ribadiscono di voler tutelare l’investimento in Fineco Vita (57,5%) e il «buon lavoro» già portato a termine con via Minghetti, ma a ben guardare il quadro disegnato ieri dall’amministratore delegato Gilles Benoist sulle pagine di Les Echos potrebbe ricordare l’Italia esaminata dal Machiavelli. Quando Comuni e Principati, incapaci di trovare un equilibrio al proprio interno, cercavano appoggio nelle potenze di oltrefrontiera. Dopo la presa di posizione di Benoist, che si è soffermato a sottolineare il «rapporto molto forte» con il management di Capitalia, appare infatti ulteriormente rinsaldata la posizione dell’amministratore delegato Matteo Arpe, da subito molto freddo davanti all’eventuale integrazione con Intesa anche rispetto alla prudenza del presidente Cesare Geronzi.
Malgrado Cnp abbia precisato che il ticket di ingresso in Capitalia (meno 0,19% a Piazza Affari) sarebbe «più simbolico che finanziario» la mossa rappresenta «un segnale forte» per stessa ammissione di Benoist. Soprattutto quando si scorre il libro soci del gruppo, dove compaiono la Caisse des Depots et Consignations (37%), sostanzialmente il braccio finanziario dello Stato e la Caisse d’Epargne. Il gruppo mutualistico grande concorrente del Credit Agricole che con il 14,5% rappresenta il principale socio di Banca Intesa (più 0,27% in Borsa).
Risvolti francesi a parte, Cnp dovrebbe ben comprendere gli equilibri finanziari della Penisola anche in virtù dell’esperienza accumulata come ex azionista di Ina (2,5%). Conoscenza che non è però stata sufficiente per credere alla linea di «amicizia» più volte ribadita in queste settimane dal presidente di Intesa, Giovanni Bazoli. Convinto assertore della necessità di proporre per Ca de Sass unicamente operazioni «condivise» nelle quali il gradimento dei grandi soci sia preliminare alle discussioni di governance. Da qui, probabilmente la difesa preventiva dei transalpini che, dopo aver chiuso il 2005 con 1,68 miliardi di utile operativo (più 24,3%) e un fatturato di 26,2 miliardi si sono resi disponibili a proteggere Capitalia da un eventuale attacco esterno. Un’apertura che potrebbe diventare preziosa in vista dell’appetito di altri gruppi stranieri e del riassetto azionario atteso in autunno laddove l’olandese Abn Amro decidesse di disimpegnarsi concentrando le proprie forze su Antonveneta.