Ora a sinistra il «dialogo» non piace più

Ci piace l'idea di affrontare di petto la questione... «Meno chiacchiere e più decisionismo». Non credevo ai miei occhi leggendo giorni fa sulle pagine milanesi del Corriere della Sera l'apprezzamento di Giangiacomo Schiavi per i modi spicci, le procedure sbrigative con cui il bravo giornalista sollecitava il sindaco Moratti a decidere su ambiente, traffico, ticket d'ingresso (o antismog?). Pensavo di aver letto male giacché per anni la musica su quelle pagine era stata completamente diversa, con inesausti e perfino un po' stucchevoli inviti al dialogo, al confronto, alla mediazione e via concertando. Forse, ho malignato, la novità sta nel fatto che stavolta, su questi argomenti dissensi e perplessità si sono manifestati anche nella Cdl. Forse, insomma, la sollecitazione al sindaco va interpretata «politicamente»: mano tesa all'opposizione di sinistra e ceffoni ai dissidenti della maggioranza di centrodestra. In fondo sarebbe un comportamento coerente con la linea politica del Corriere. Ma anche questa ipotesi, pur malevola, non basta. È comunque strano, infatti, che si solleciti al decisionismo proprio il sindaco che più dei suoi predecessori si mostra e viene considerato disponibile al dialogo e al confronto con i comitati, con i sindacati, con l'opposizione; che strappa applausi alla Festa dell'Unità dove, dice, «mi sono sentita a casa»; che col presidente della Provincia Filippo Penati si trova «d'accordo su tutto». Insomma, che senso ha sollecitare al decisionismo proprio chi per governare la metropoli ha scelto di adottare una sorta di rito ambrosiano della concertazione? Tanto più che forse è una scelta giusta (il «Metodo Moratti» che «sembra funzionare», sempre secondo il Corriere), di uno stile più adatto alla complessità dei problemi che Milano si trova ad affrontare in questa fase di profonda trasformazione - e non di declino, come troppo spesso si legge (si leggeva) su quelle stesse pagine. Con una cautela però: l'esperienza ci dice che spesso per la sinistra «dialogo» o «confronto» significa semplicemente assecondare le sue pretese. E non è ciò che si aspetta chi ha votato per Moratti sindaco.