Ora alla sinistra piace la legge Pisanu che non voleva

Fabrizio de Feo
da Roma
Giuliano Amato sceglie la linea dura e la tolleranza zero per gli stadi di calcio non a norma. E tutta l'Unione si sintonizza sulle frequenze dell'intransigenza, dettando messaggi che si compongono in un unico coro di sostegno al ministro dell'Interno. Soltanto due anni fa, però, lo stesso trattamento non venne riservato a Beppe Pisanu, il vero regista dell'inasprimento delle pene per gli ultrà e «titolare» del ddl che oggi viene ricalcato e rilanciato dal governo Prodi. «È incredibile vedere come la sinistra si stia appropriando del decreto Pisanu, una legge che all'epoca osteggiò con tutte le forze, arrivando anche all'ostruzionismo» ricorda Maurizio Paniz di Fi, ai tempi relatore del provvedimento in Parlamento. «Alessandra Mussolini mi chiamò per questo Torquemada del calcio. E la sinistra fece le barricate. Sulla flagranza estesa alle 48 ore, la stessa che propongono oggi, fecero addirittura ostruzionismo. Ma alla fine passò una buona legge, altro che sconfitta. Da allora la violenza diminuì. La verità è che Amato non sta facendo niente di più di quanto fece Pisanu».
Per capire la differenza di clima rispetto ad appena due anni fa basta andare a rivedere le dichiarazioni dell'epoca. È l'11 aprile 2005 quando Pisanu, di fronte all'ennesima domenica di violenza, annuncia che «se le circostanze mi costringeranno a scegliere tra l'incolumità degli operatori di polizia e la presenza del pubblico, non esiterò un istante a far chiudere gli stadi più a rischio». Puntuale arriva la risposta del verde Paolo Cento. «Non convince il richiamo ipocrita alla repressione, né la minaccia di chiudere gli stadi. Anziché far sfoggio di demagogia si apra un tavolo di confronto con gli ultrà e si sospenda l'applicazione di norme liberticide, come la diffida». Sulla chiusura degli stadi minacciata dall'allora ministro dell'Interno, alza la voce anche Paolo Ferrero. «La proposta non sta in piedi» commenta il futuro titolare della Solidarietà sociale. «Oggi gli stadi sono uno dei pochi luoghi di aggregazione giovanile. Chiudere gli stadi significa scegliere ancora una volta la via repressiva, il giro di vite». Il pacchetto è «inaccettabile» anche per il verde Cortiana.
Passano tre mesi. Il decreto Pisanu inizia il suo iter. E un altro feroce critico della linea della fermezza prende la parola: il senatore di Rifondazione, Giovanni Russo Spena. «Questo governo ha un'ossessione: reprimere ogni forma di conflitto sociale. Le misure adottate dal Consiglio dei ministri in tema di disposizioni antiviolenza negli stadi si muovono esclusivamente in questa direzione. Con le misure adottate si è deciso di utilizzare gli stadi come laboratorio. Come dire: oggi gli stadi, domani i cortei. L'istituzione della figura dello steward punta a militarizzare lo stadio attraverso figure civili. Il passo successivo è la militarizzazione della società».