Ora la strada per Adebayor passa per la Costa Azzurra

L’ultimo duello rusticano tra Ronaldinho e Barcellona può passare in secondo piano. Il club catalano (con il presidente Laporta che smentisce pubblicamente ogni intenzione di dimettersi) fa sapere al proprio tesserato di essere contrario all’eventuale partecipazione al torneo olimpico mentre Dinho ribadisce la voglia di raggiungere la Cina. Persino la visita, secondo talune interpretazioni di assoluta cortesia, resa ieri mattina da Andrea Pirlo a Milano negli uffici di Adriano Galliani diventa un dettaglio. Anche se ha tutti i crismi di un incontro tendente a cementare i rapporti e rendere esecutivo il precedente vertice Galliani-Tinti (procuratore di Pirlo, ndr) in merito all’adeguamento del contratto economico. Che non deve apparire come un capriccio del nazionale, il più corteggiato del reame rossonero, dopo Kakà naturalmente. Solo che Pirlo non solo non ne parla, né in pubblico né in privato mentre invece i golosi procuratori del brasiliano sono sempre a caccia di percentuali (sull’offerta virtuale del Chelsea, ndr) su affari mai decollati.
Se un effetto è riconoscibile in questa settimana complicata da decifrare per il mercato del Milan, quello registrato ieri sugli abbonamenti che viaggiano a ritmo ridotto (quasi 2 mila in un giorno, superata quota 10 mila, incasso di quasi 4 milioni di euro) è da addebitare agli aggiornamenti sul tema Adebayor. È vero che Ronaldinho, da solo, eccita il popolo milanista ma neanche Adebayor scherza. La notizia data da Adriano Galliani (fax dell’Arsenal nel quale si dice pronto a dare il via al negoziato per la cessione del togolese) è seguita da un altro particolare rimasto fin qui rimasto coperto dal riserbo delle parti: è alla viste, il prossimo fine settimana, un vertice in costa Azzurra tra Wenger e Adriano Galliani, per riprendere la trattativa.
Da dove si riprende a tessere la tela? Meglio procedere con il classico riassunto delle puntate precedenti. Wenger e Galliani si sentirono qualche settimana fa e il loro colloquio venne brutalmente interrotto appena il tecnico francese fece al vice-Berlusconi la cifra di 45 milioni di euro. «A questo punto non possiamo più andare avanti» la risposta del vice-presidente berlusconiano che interruppe di fatto l’incontro e la trattativa. Nei giorni successivi, Wenger chiarì ad alcuni mediatori (il procuratore di Adebayor, Courbis) il motivo di quella richiesta esagerata: nel prezzo era conteggiato il valore commerciale del centravanti e il parziale risarcimento per la perdita di Flamini. Ecco il vero scoglio della vicenda: Wenger cova il rancore per aver perso, a costo zero, il giovanissimo centrocampista Flamini, allevato con cura dall’Arsenal e poi finito al Milan a fine maggio dopo una durissima lotta con il Barcellona e la Juventus. «Non è colpa nostra se l’Arsenal non è riuscito a trattenere Flamini, l’unico rilievo che può essere fatto al Milan è quello di non aver avvertito l’Arsenal dell’intenzione di trattare direttamente col giocatore, opportunità consentita dai regolamenti» la spiegazione partita da via Turati.
Appena Wenger avrà liberato il tavolo dall’affare Flamini, la famosa cifra richiesta in un primo tempo è destinata a ridimensionarsi. Scenderà, secondo gli agenti coinvolti nella vicenda, da 45 a 30 milioni di euro, con un margine di manovra per Galliani chiamato nel frattempo non solo a rilanciare (20 milioni il tesoretto a disposizione) ma a lavorare sul fronte del pagamento triennale, altra formula che consentirebbe al dirigente di spalmare su più esercizi la cifra finale. Se Wenger ha aperto al Milan è perchè ha ormai raggiunto il convincimento che non è più possibile trattenere Adebayor a Londra. E non solo perchè, a differenza di Lampard, l’interessato ha declamato direttamente la propria intenzione di lasciare il calcio inglese e migrare in quello italiano. Con il Milan Courbis ha raggiunto, in nome e per conto del proprio assistito, un vero accordo economico della durata di 4 anni a 4 milioni di euro netti a stagione. Che vuol dire 32 milioni al lordo delle trattenute fiscali. E poi dicono che il presidente Silvio Berlusconi ha smesso d’investire nel Milan.