Ora tocca a noi smascherare Ahmadinejad

Il mondo ci guarderà nei giorni in cui il presidente iraniano Ahmadinejad in visita alla Fao saggerà di fatto il terreno italiano, europeo, democratico. Abbiamo quindi una grande responsabilità, come la ebbero gli Usa in occasione della visita all’Onu: allora il presidente della Columbia University, professor Lee Bollinger, schiacciò il presidente dell’Iran sotto le sue stesse menzogne. Per noi italiani, è un compito importante dimostrare che la visita di Ahmadinejad ci risulta molto problematica, fortemente sgradita: questo, diciamolo subito, nonostante la nobilissima storia della Persia e la grazia e la forza della cultura dei Persiani.
Il governo non incontrerà Ahmadinejad e questo rafforzerà l’atteggiamento più duro di tutto il consesso internazionale: è un dato fortemente positivo. Ma ora sta alla società civile, agli intellettuali, ai politici uno a uno, dare un segnale deciso di consapevolezza. Bene ha fatto il Riformista a lanciare un appello che sfocerà in un sit in.
Ahmadinejad è un dittatore spietato, il suo Paese condanna a morte 210 persone l’anno, 100 giovani sono nel braccio della morte per crimini di varia natura, dall’omosessualità al dissenso mascherato. La costruzione di strutture atomiche va di pari passo con l’ossessiva promessa di distruggere Israele, e col disprezzo per tutto l’Occidente accompagnato dalla minaccia ripetuta nel 2006 che l’Islam è pronto a dominare il mondo, anche con il perfezionamento di missili Shahab che possono già raggiungere le capitali europee. La sua pericolosità non è legata però soltanto al progetto atomico ormai in dirittura di arrivo, ma a un bisogno egemonico che usa e fomenta per fini imperialisti le organizzazioni terroriste in ogni situazione agibile, come per esempio quella irachena.
Gli hezbollah hanno rivolto contro i propri concittadini le armi che l’Iran stesso gli ha fornito insieme alla Siria. L’Iran ha addirittura portato a 150 milioni di dollari il sussidio a Hamas mentre tratta con Khaled Mashaal, capo dell’organizzazione, un eventuale trasferimento da Damasco a Teheran nel caso di trattative avanzate tra Israele e Siria.
Ma le armi non sono tutto per Ahmadinejad, il suo sogno egemonico va oltre. Per lui si basa soprattutto sull’antisemitismo, sulla propaganda anti occidentale, sulla negazione dell’Olocausto, sulla sistematica minaccia di sterminio e su quel sorriso da gatto di Alice nel Paese delle meraviglie che suggerisce, nelle sue visite cariche di cerimoniale e di disprezzo, a tutti coloro che lo guardano alla televisione nei Paesi occidentali: «Io vi rivelerò la verità, io sono qui per aprire una strada a una cultura che non è la vostra e che dovrete accettare per forza». Se guardiamo alla sua offensiva egemonica verso l’Occidente, dove c’è chi, già affascinato, ritiene che l’America sia un mostro e Israele non abbia il diritto di esistere, possiamo trovare l’indicazione per respingerla. Come ha fatto il professor Bollinger nel suo discorso alla Columbia, in cui dimostrava l’autentica impresentabilità morale e culturale dell’interlocutore iraniano, sfidandolo senza paura sul terreno dei fatti, della verità, smascherando le sue menzogne, e offrendo, parallelamente, un posto nella sua università al professore iraniano di urbanistica dissidente, Kian Tajbakhsh.
Ogni volta che Ahmadinejad si presenta in ambito diplomatico, si ripropone la questione dell’utilità di interloquire offrendo un palcoscenico a chi esprime una determinazione di distruggerci e contemporaneamente non nasconde il suo disprezzo per la nostra civiltà. La risposta è che nel caso di Ahmadinejad il suo proporsi come sprezzante cerimoniere e interlocutore dell’Occidente è oggi ancora più pericoloso. Infatti la sua idea è che il mondo della certezza del diritto, la civiltà dei diritti umani e della democrazia debba oggi essere costretto a parlare con chi apertamente premiava la Jihad, il terrorismo, l’omicidio, e diventare quindi un interlocutore morale oltre che economico. Guai a noi e ai nostri figli se non sapremo rifiutare di sederci a questo tavolo. Ahmadinejad propone alla nostra civiltà, che si batte in un corpo a corpo eroico con questo tema da decenni, un linguaggio inaccettabile, quello della violenza e della sopraffazione in nome di Dio. Se lo accetteremo, ne resteremo vittime.
Fiamma Nirenstein