Ora togliete il Nobel a chi ha mentito sul nucleare iraniano

L’ex direttore dell’Aiea El Baradei per anni ha minimizzato i rischi. Nel 2005 lo premiarono per "gli sforzi contro l’atomica"

C’è un eroe e c’è un gran villano nella storia della patata più bollente che il mondo intero si trova a maneggiare dalla seconda guerra mondiale, quella che ci porgono le 25 pagine dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica: tecniche, gelide, precise, confermano l’intenzione e anche, fra le righe, il successo dell’Iran nel perseguire la bomba atomica. Sì, la bomba atomica che starebbe per essere sperimentata in strutture apposite, che, si spiega, difficilmente potrebbero servire all’allevamento delle galline o quant’altro, e le testate atomiche per i missili Shihab 3: di questo si tratta, ci dice senza scomporsi la relazione, e non di energia atomica per benefici fini. L’eroe è un giapponese, il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Yukiya Amano: con un coraggio da leone ha presentato al mondo, nonostante le pressioni anche della Cina e della Russia, e nonostante chissà quali iniziative iraniane, quello che il suo predecessore, Mohammed El Baradei, dal 1997 al 2009 nello stesso ruolo, ha invece nascosto, diminuito, minimizzato.
El Baradei aveva a disposizione un bel gruppo di tecnici per studiare la situazione iraniana, ed essi riferivano a lui che decideva cosa usare, cosa selezionare. E ha selezionato parecchio anche se tutti sapevano già tutto, anche i servizi segreti di mezzo mondo (compresi quelli arabi) gli fornivano informazioni che al raffronto con i fatti risultavano attendibili. Si sapeva bene, e lo riporta ora senza veli il rapporto di Amano, che fino al 2003 i preparativi per l’arricchimento dell’uranio si erano svolti in vari siti, avevano utilizzato aiuti internazionali molto importanti, come quelli della Russia e della Cina, e che successivamente dopo che per un po’ il regime degli ayatollah si è sforzato di coprire l’attività travestendola da attività civile, si è inoltrata sempre di più in una clandestinità sotterranea. Ma essa non era sconosciuta, si faceva solo finta di non conoscerne gli scopi, di non capire perché si costruissero centrali così nascoste e con l’aiuto di tanti tecnici stranieri. L’attività appare sempre più chiaramente orientata a fini bellici, Amano lo dice, El Baradei non ce lo fece sapere anche se aveva tutti gli elementi. Eppure, sorpresa, gli è stato dato nel 2005 il Premio Nobel «per il suo sforzo nel prevenire l’uso dell’energia nucleare per scopi bellici». L’orientamento ideologico buonista dell’organizzazione ne ha sbagliate parecchie, ma qui la cosa è madornale. El Baradei ha costretto il mondo a affrontare oggi un incubo che poteva essere evitato se l’Aiea avesse certificato per tempo che un Iran pazzo, islamista estremo, antioccidentale, antisemita, preparava una bomba atomica che adesso è realizzabile in termini assai brevi (chi dice che per un arsenale intero ci vuole un anno, chi dice due... ma due bombe, una sciocchezzuola, sono per la maggior parte degli esperti già realizzabili oggi) e sperimentava testate che potranno colpire non solo Gerusalemme, ma anche le capitali europee. Quindi, oltre al grande imperativo categorico di agire che ormai pone il rapporto di Amano (ovvero che almeno gli Usa e l’Europa agiscano bloccando con sanzioni la Banca Iraniana, ignorando Russia e Cina) a noi sembra logica una modesta proposta, che facciamo agli organizzatori del Nobel: se volete salvare la faccia di fronte ai posteri, almeno riprendetevi il Premio Nobel.
El Baradei, oggi candidato alla presidenza egiziana che non ha mancato da laico illuminato di stabilire un rapporto con la Fratellanza Musulmana e di suggerire che il rapporto con Israele va rivisto, è stato tuttavia abbandonato in questi giorni anche dal suo gruppo di lavoro elettorale. Forse si rendono conto del danno che ha fatto al suo Paese: l’Egitto è il maggiore paese sunnita dell’area e l’Iran, sciita, solo recentemente gli ha tributato attenzione amichevole, sperando di allargare la sua egemonia nella zona. Ma è difficile che duri. Non farà piacere agli egiziani che l’Iran diventi nucleare.