Ora tutti a casa ma le elezioni restano lontane

Che accadrà? Accadrà che Prodi, il «nostro uomo», forse vedrà Natale ma non il Capodanno. Non è un mistero. Ieri Lamberto Dini è stato con me illuminante: «Bisognava passare la Finanziaria per il Paese, non per il governo. Poi il governo va a casa». E le elezioni anticipate? Al borsino di chi legge il futuro le elezioni immediate sono in ribasso. Si dice (ma non è vero) che bisogna fare un governo per la riforma elettorale, ma è un pretesto. Quel che serve è un passaggio a Nord Ovest per tutti coloro che oggi sono ancora nella maggioranza che tiene in piedi un morto (politicamente) vivente e che debbono ricollocarsi.
Questa è stata la grande operazione di Berlusconi che però gli inaspettati neostalinisti come Anna Finocchiaro hanno cercato di far apparire come un suk. Nessun suk, tranne quello della Finanziaria usata per distribuire mance ai titubanti. Ma il problema è che nessuno vuole passare per traditore, voltagabbana, venduto (sempre politicamente), e tutti coloro che abbandonano la nave che affonda vogliono una scialuppa di salvataggio che li porti alle elezioni e non in fondo al mare. In parole povere, la formula di un governo chiamatelo-come-vi-pare servirà per scomporre i pezzi del Lego di una maggioranza per costruire e portare alle urne oggetti e soggetti nuovi.
Per una simile operazione occorre un accordo che convenga a tutti, anche se tutti sanno che le elezioni premieranno prima di tutto Berlusconi e Forza Italia, il che spiega però l’ondata di malumore che sale da Alleanza nazionale il cui leader, secondo noi a torto, teme di restare tagliato fuori. Il fatto è che da ieri il quadro politico generale è cambiato. Nel centrodestra si percepiscono fibrillazioni destinate tutte a rientrare, mentre a sinistra il grande iceberg antioccidentale si scolla per sempre dal piccolo iceberg atlantico ed europeo, lasciando in acqua grossi pezzi vaganti che cercano saldature per formare nuove alleanze.
Sul Colle intanto Napolitano cerca di guidare il processo, ma sa anche che la transizione deve essere comunque brevissima, pochi mesi, e poi lasciare che le urne dicano la loro. Ci attende uno snodo delicatissimo che richiede fantasia, trasparenza, intelligenza e che offre alla politica la grande occasione per mettere ko l’antipolitica. Riusciranno i nostri eroi ad essere all’altezza della sfida e a non cadere nei vecchi vizi del teatrino della prima Repubblica? Secondo me sì, a patto che la partita venga giocata all’aperto, sotto gli occhi di tutti.