Ora la tv scende in piazza, così è rinata Mtv

A Torino oltre centomila ragazzi in tre giorni per concerti (gratuiti) e
incontri all’Università con cantanti e artisti italiani. Dopo vent’anni
di soli videoclip, la rete ha superato la crisi provocata da internet e
si è rilanciata. Andando oltre il pop

 

In fondo, il senso stava tut­to lì, in cima alla scalinata di quel Palazzo Nuovo che da ge­ner­azioni è la sede dell’Univer­sità. Da una parte, l’angolo dei No Tav, i soliti slogan, il solito linguaggio. Dall’altra, giusto dieci metri più in là, il palchetto dell’Mtv Days dove musicisti esordienti passavano uno do­po l’altro a suonare acconten­tandosi magari di pochi spetta­tori. Per due decenni molti han­no­considerato Mtv come il sim­bolo della musica incellofana­ta, sapete quella roba glamou­rous che faceva rabbrividire i puristi d’antan. Poi c’è stata la sberla del web, la frammenta­zione dei canali televisivi, il bi­sogno di reinventare uno dei brand più famosi del mondo. Ora - ed è la terza fase - Mtv di­venta multitasking e scende in piazza. In modo concreto, co­me­qui a Torino dove in tre gior­ni oltre centomila persone si so­no sparpagliate tra le aule del­l’Università e i concerti di Piaz­za Castello.

Ma anche in modo simbolico girovagando più dif­fusamente nell’arena dei giova­ni, di quel segmento 15 - 34 an­ni che naturalmente, quasi fi­siologicamente, gode della mu­sica. Ma non parla solo di quel­lo. Parla anche, ormai soprat­tutto, di posti di lavoro, di ano­ressia e bulimia, di gravidanze precoci o di maschere genera­zionali ( Jersey shore ad esem­pio) che valgono un trattato di sociologia. E i risultati sono sotto gli oc­chi di tutti, scansando qualsiasi rischio di apologia. Tanto per fa­re due esempi, il reportage di Mtv News sulla rivoluzione libi­ca ha vinto il Premio Ilaria Alpi, roba inimmaginabile fino a po­chi anni fa.

E la campagna «Io voto- Vota e fatti votare» (bada­te bene: si chiama «io voto», mi­ca «vota questo» o «non votare quello») ha avuto un successo clamoroso, invidiato e di sicu­ro pronto a essere copiato qui e là. Positività, innanzitutto. E l’altro giorno faceva un bell’ef­fe­tto vedere l’aula magna di Pa­lazzo Nuovo piena zeppa in at­te­sa che Giorgia parlasse a cuo­re aperto dopo essersi seduta al­la stessa scrivania dove profes­soroni come il penalista Carlo Federico Grosso o il costituzio­nalista Franco Pizzetti di solito elencavano commi e fattispe­cie. Poco più in là il batterista Mario Riso dei Rezophonic e, dopo di lui Alex Britti e Niccolò Agliardi, dava lezioni di musi­ca. Al piano di sopra, nelle aule con le ripidissime tribune di banchi, Alessio Bertallot e Noe­mi e Caparezza e persino il ruvi­do J Ax incontravano gli studen­ti ( ma non solo quelli: notati an­che tanti, diciamo così, fuori­corso). Un clima che magari ci fosse al novanta per cento delle altre lezioni universitarie. Infi­ne, alla sera a poche centinaia di metri, ossia in Piazza Castel­lo sul palco con vista sulla Cap­pella della Sindone, un concer­to con trenta, quarantamila per­sone davanti, concerto dopo concerto, a Max Pezzali, a Da­niele Silvestri, ai Casino Royale e ai Subsonica.

Tutto ordinatis­simo, al massimo qualche car­taccia per terra. E tutto gratuito, appunto. Volendo, è anche un segnale importante per la musi­ca dal vivo visto che in Europa tanti Festival tuttora fossilizzati nella vecchia formula dei mega­eventi, rituali e a pagamento, hanno subito una flessione a due cifre, un dettaglio che per forza non può essere sottovalu­tato. In poche parole, dopo an­ni di tentativi, Mtv ha ritrovato la sintonia del pubblico, soprat­tutto di quel pubblico che sfug­ge alle catalogazioni dei grandi media e che trova una valvola di sfogo sempre più massiccia nel web. Ad esempio, nei giorni di Torino (che si sono conclusi sabato sera con i Subsonica sca­tenati) il topic «mtvdays» è en­trato tra i primi cinque di Twit­ter. Non è un dettaglio da poco, attenzione.

E, al di là dei palin­s­esti dei singoli canali Mtv spal­mati in chiaro o sul digitale, ce­lebra il ricongiungimento dei giovani a quella che per anto­masia è la loro tv, quella che uno sbandamento epocale ha per qualche tempo privato del trono. Ma oggi siamo daccapo, con qualche novità e forse con maggiore umiltà tanto che, per dirla tutta, i trentamila che sa­ba­to sera cantavano Hanno uc­ciso l’uomo ragno con Max Pez­zali, rappresentano davvero una nuova generazione di mtvedenti (ovvio: per quella vecchia gli 883 anche no, figu­rarsi).