Ora è ufficiale: ha vinto «Juno» la Festa si celebra e dà i numeri

Cerimonia con il concerto di Morricone, un video dei registi italiani per i finanziamenti e l’enfasi di Bettini

da Roma

È una Festa del cinema orgogliosa del suo glamour, del tappeto rosso, dei divi, ma a cui piace «farlo strano». Così, per differenziarsi da tanti altri festival, per la cerimonia di chiusura della sua seconda edizione ha nuovamente adottato la formula del matinée. Alle 11 e 30 in punto tutti in sala grande Santa Cecilia dell'Auditorium ad assistere al concerto di Ennio Morricone. Ma, a differenza dello scorso anno dove tutta la Roma che conta aveva fatto i salti mortali per esserci, questa volta protagonista è stato il popolo tanto amato invece dei soliti vip. Chissà, forse perché mancava l'obbligo di firma visto che il grande artefice della Festa, il Walter nazionale non c'era (ma era comunque «presente» con un’ampia intervista autocelebrativa al Corriere), perché impegnato a Milano per la nascita del Pd. In prima fila “solo” il governatore del Lazio Piero Marrazzo, il presidente dello sponsor principale Bnl-Bnp Paribas Luigi Abete e quello della generosa Camera di Commercio di Roma Andrea Mondello.
A condurre la mattinata Vincenzo Mollica per nulla gravato dai dieci giorni di dirette e di servizi per il Tg1. E da bravo giornalista ha tessuto le lodi della manifestazione, dei tecnici, di tutti insomma, chiedendo cosa ne pensasse della Festa a un Ennio Morricone reduce dalla direzione dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia con suite da La città della gioia, Mission e, a sorpresa, Sacco e Vanzetti. Il maestro, che ha in catalogo 500 colonne sonore, deve essere un tipo a cui non piace ripetersi e ha detto: «Questa l'ho già sentita, è sempre la stessa domanda».
Accanto a Mollica nel ruolo di bella statuina Martina Colombari che s'è fatta notare se non altro per le suggestioni del lungo vestito nero. Dopo il trionfale concerto di Morricone con due standing ovation (qualche maligno indispettito dal su e giù ha sussurrato in vernacolo: «Ma che semo a messa?») è stata la volta delle premiazioni. Anzi no. Visto che la Festa è brillata per le defezioni improvvise delle star, a cui s'è prontamente supplito con una serie di videomessaggi, ecco che anche il movimento cinematografaro dei Centoautori è voluto essere presente/assente con una «video-lettera agli spettatori» in difesa del cinema italiano e del diritto alla sovvenzione di Stato.
Il presidente della Fondazione della Festa, nonché senatore e uomo ombra di Veltroni, Goffredo Bettini, sì è così commosso dalle belle parole che, prima di dare i numeri, ha sentenziato: «La cultura innalza l'anima delle persone e gli dà speranza. E Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno in questo Paese». Poi, appunto, i numeri, inoppugnabili: 600mila visitatori dei luoghi della Festa (nel 2007 erano 480mila), settemila accreditati, 110mila biglietti emessi (l'anno scorso 102mila), 670 proiezioni complessive. Per chi crede di avere dei problemi con la matematica si tranquillizzi, perché l'anno scorso Bettini in persona aveva spiegato che le loro statistiche «vedono» vagare per l'Auditorium 4 persone e mezza (testuale) per ogni biglietto emesso. Ma anche con la calcolatrice i conti non tornano.
Appena il tempo di ragionare che arrivano i premi del concorso, i quali fortunatamente, a parte la pletora di quelli ospitati consegnati da Elena Sofia Ricci, Nicoletta Romanoff e Federico Zampaglione, sono solo quattro tra cui il più importante, il «Marco Aurelio» per il miglior film, andato come già anticipato l'altro ieri dal Giornale a Juno di Jason Reitman. E poi il premio speciale della giuria popolare capitanata dal regista Danis Tanovic ad Hafez di Abolfazl Jalili, quello per la migliore attrice alla cinese Jang Wenli di Li Chun di Chang Wei e quello per il miglior attore al serbo-croato Rade Sherbedzja di Fugitive Pieces di Jeremy Podeswa.