«Ora è urgente l’ingresso di Kiev nella Nato»

da Roma

Benedetto XVI è preoccupato per il «crescendo di tensione» che caratterizza la situazione internazionale dopo il conflitto tra Russia e Georgia e teme che la collaborazione tra le nazioni si deteriori. Il Papa ne ha parlato ieri dopo l’Angelus a Castelgandolfo, ricordando che la violenza «va ripudiata» e che le controversie devono essere risolte con «trattative eque e trasparenti».
«La situazione internazionale registra in queste settimane un crescendo di tensione che vivamente preoccupa - ha detto Ratzinger -. Dobbiamo constatare, con amarezza, il rischio di un progressivo deterioramento di quel clima di fiducia e di collaborazione tra le nazioni che dovrebbe invece caratterizzarne i rapporti».
«Occorre approfondire la consapevolezza - ha continuato Benedetto XVI - di essere accomunati da uno stesso destino, che in ultima istanza è un destino trascendente, per scongiurare il ritorno a contrapposizioni nazionalistiche che tanto tragiche conseguenze hanno prodotto in altre stagioni storiche». Il Papa invita comunque a non «cedere al pessimismo» ma a «impegnarsi affinché venga respinta la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi». «La violenza va ripudiata - ha aggiunto Ratzinger -! La forza morale del diritto, trattative eque e trasparenti per dirimere le controversie, a partire da quelle legate al rapporto tra integrità territoriale e autodeterminazione dei popoli, fedeltà alla parola data, ricerca del bene comune»: queste per il pontefice le strade da percorrere, per assicurare alle generazioni presenti e future «tempi di concordia e di progresso morale e civile». Benedetto XVI ha concluso il suo appello chiedendo di trasformare questi pensieri in preghiera, affinché «quanti sono rivestiti di maggiore responsabilità, vogliano operare con generosità per ripristinare le superiori ragioni della pace e della giustizia».
In Vaticano c’è preoccupazione non solo per il deterioramento dei rapporti internazionali, dopo il gelo sceso tra Stati Uniti, Europa e Russia, ma anche per la grave emergenza umanitaria, che tocca soprattutto la minoranza georgiana dell’Ossezia del Sud, denunciata ieri dal nunzio apostolico in Georgia, l’arcivescovo Claudio Gugerotti. Nel giorno in cui è iniziata una colletta nazionale della Caritas per i rifugiati, il prelato ha spiegato ai microfoni di Radio vaticana che «la vera emergenza, in questo momento è attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla situazione dell’Ossezia del sud, dove non c’è modo di poter avere il corridoio umanitario che il Papa ha auspicato». Il nunzio ha parlato di emergenza per ora «solo immaginabile», in un’area dove la prima necessità resta quella di garantire l’accesso, affermando l’urgenza di intervento internazionale: «Abbiamo profughi che vorrebbero ritornare alle proprie case ma che potrebbero non poterlo più fare se dovesse crearsi un nuovo assetto». E «prima di pensare a tanti dettagli tecnici di carattere balistico - ha ammonito il nunzio vaticano in Georgia - bisognerebbe pensare a prendersi cura del futuro prossimo di queste persone che hanno lasciando tutto, compresi i loro parenti». Gugerotti ha parlato con preoccupazione soprattutto di una ristretta zona, a 30 chilometri da Tbilisi, dove «non si può né entrare, né uscire, dal tempo della guerra».