Ora Veltroni boccia anche i sindaci sceriffi

Il candidato Pd: &quot;Non serve un'ennesima polizia&quot;. Amato alla sinistra radicale: &quot;Sulla legalità sento cose assurde&quot;. <a href="/a.pic1?ID=204493" target="_blank"><strong>Cdl, Pisanu: &quot;Partito unico con Pezzotta e Montezemolo&quot;</strong></a>

da Roma

Invita alla «pacatezza» gli alleati dell’Unione Giuliano Amato, preso di mira dalla sinistra radicale per il suo pacchetto-sicurezza. «Sono stupefatto - dice il ministro dell’Interno - per i toni e gli argomenti di critiche che trattano il richiamo al rispetto della legalità come un’oppressiva svolta a destra, condendo quest’assurdità con l’immagine di figure sociali marginali colpite da misure liberticide e autoritarie che nessuno ha proposto».
Le dure critiche di Prc, Sd, Verdi e Pdci, mettono in ombra i più prevedibili attacchi dell’opposizione, che vede nella sua mossa solo un bluff e cerca di trarne vantaggio. E ora, ad Amato scoppia in mano la grana dei sindaci di sinistra Sergio Cofferati e Leonardo Domenici che chiedono più poteri di polizia, provocando la reazione anche di Walter Vetroni.
Il candidato leader del Pd e sindaco di Roma, pur sostenendo le proposte del titolare del Viminale, non vuol sentir parlare di «sindaci-sceriffi» e avverte: «Le città non hanno bisogno di un’ennesima polizia». Piuttosto, ci vogliono «regole chiare» per garantire l’effettività della pena e mettere in condizione di agire le forze dell’ordine, colmando i «buchi nella legislazione». Veltroni precisa che il suo non è un prendere le distanze dai colleghi: il primo cittadino di Bologna, che ha fatto della legalità una bandiera e quello di Firenze, che ha voluto il provvedimento anti-lavavetri. Ma neppure appoggia la loro proposta.
Eppure, l’uscita di Cofferati e Domenici ad Amato è piaciuta, forse è stata addirittura concordata. E il ministro si prepara a inserire un rafforzamento dei poteri dei sindaci nel pacchetto che, annuncia il ministro Barbara Pollastrini, sarà presentato alla Conferenza Stato-Regioni. Per stemperare gli attriti, Domenici (che è anche presidente dell’Anci) precisa che nessuno ha intenzione di accaparrarsi le competenze di prefetti o questori, ma che si chiedono solo più efficaci strumenti per garantire sicurezza sul territorio. Se Veltroni è perplesso, Massimo Cacciari è proprio furioso. Non ci sta, il sindaco di Venezia, a farsi assimilare al leghista di Treviso Giancarlo Gentilini, noto per la sua intolleranza verso immigrati, zingari e gay. Avverte che la repressione bisogna «lasciarla alla polizia» e vede la sinistra «vittima dell’infezione berlusconiana» accusandola di fare troppa demagogia.
Insomma, i guai più grossi per Amato vengono dal suo centrosinistra. Ieri, al vertice dell’Unione, neppure c’è andato, anche per non subire altri attacchi dai colleghi, come nell’ultimo Consiglio dei ministri. Meglio rinviare la discussione sul pacchetto. Mentre il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo fa notare che questa sinistra parla di legalità ma ha appena varato un indulto.
Più di un Gianfranco Fini che accusa il governo di copiare la destra, avvertendo che gli elettori «fra l’originale e la fotocopia» sceglieranno la prima, preoccupa Amato un Paolo Ferrero che lo definisce «succube della Lega» o il verde Alfonso Pecoraro Scanio che insiste sulla collegialità. E lo innervosisce incassare il consenso ironico di Umberto Bossi, che ribatte al ministro per la Solidarietà sociale: «Se la pensa come la Lega, la pensa come la maggior parte dei cittadini».
Tanto più che dal centrodestra non arrivano neppure assicurazioni di appoggio in Parlamento. Fini ha detto che An non voterà il pacchetto, perché sarà travisato dalla sinistra radicale, la Lega non garantisce niente e l’Udc ha fatto solo un timido passo. Per Renato Schifani di Fi prima bisogna leggere il testo, ma per Giuseppe Pisanu (come per Antonio di Pietro) sarà aria fritta senza fondi per le forze dell’ordine. Ben difficili in tempi di tagli.