Ora Veltroni fa una frenata olimpica

Michela Giachetta

È in bilico la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2016. Il sindaco dichiara che «allo stato attuale per quella candidatura non ci sono le condizioni». Il punto è capire quali sono queste condizioni, se è solo una questione di unità del Paese, come dichiara il sindaco o se c’è qualcos’altro, come ad esempio la mancanza di denaro o le scarse probabilità di essere comunque scelti. E la dichiarazione di Veltroni allora risulterebbe solo un mettere le mani avanti. Tanto è vero che dichiara: «La condizione dell’unità del Paese è la condizione primaria: si parte da qui, perché dal punto di vista dei preparativi, come testimonia il nostro dossier, noi abbiamo tutte le carte in regola». Nulla dice riguardo al fatto che, comunque, appare altamente improbabile che venga scelta per due volte di seguito una città europea: nel 2012, infatti, toccherà a Londra ospitare i Giochi e, se è pur vero che non esiste una regola scritta in merito, comunque non accade da più di mezzo secolo (dalla doppietta Londra 1948-Helsinki 1952) che due edizioni consecutive delle Olimpiadi vengano assegnate allo stesso continente. Alla luce dei presupposti, forse è meglio non non rischiare una seconda bocciatura: nel 1997, infatti, Roma si era candidata per i Giochi del 2004, ma alla fine le fu preferita Atene, risarcita dello scippo dei Giochi del centenario del 1996.
Ma quello su cui si sofferma Veltroni è altro. Punta tutto sulla mancanza di unità. «A febbraio ho chiesto a Gianni Letta, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, di diventare presidente del comitato organizzatore. Mi sembrava corrispondesse alla mia dichiarazione di necessità di un Paese unito. Ma Letta, che pure all’inizio aveva dato la sua disponibilità, nei giorni scorsi ha fatto sapere che non ci sono le condizioni di tipo politico per accettare quel ruolo». Dall’opposizione, però, arrivano forte e chiari segnali di appoggio e la conferma che, invece, quell’unità c’è. Gianni Alemanno, il commissario della Federazione romana di An, dichiara che «An è oggi disponibile a svolgere ogni genere di passo ufficiale e di pressione politica per fare decollare definitivamente la candidatura di Roma». E pur comprendendo «la cautela con cui il sindaco sta trattando la vicenda», non gli sembra «accettabile abbandonare questa ipotesi prima di aver esplorato bene tutte le possibilità e senza aver verificato, con una precisa assunzione di responsabilità, l’unanimità del consenso nazionale su questa candidatura». Sulla stessa linea il vicepresidente del Consiglio regionale, Bruno Prestagiovanni (An): «L’annuncio di Veltroni deve indurre tutti i rappresentanti delle forze politiche della Capitale e del Lazio, dal Senato ai Municipi, a un forte impegno per evitare a Roma e alla nostra regione di mancare questo importante appuntamento». Ma il fatto che la candidatura sia in bilico, al di là dell’unità del Paese, può essere dovuto anche a una mancanza di denaro. Infatti Veltroni aggiunge che Letta gli ha spiegato che «non può accettare, anche perché la candidatura di Roma sarebbe un impegno finanziario troppo grande per il governo». È quello che sostiene pure la coordinatrice regionale di Forza Italia, Beatrice Lorenzin: «Credo che il problema reale non sia quello di una mancanza di unità da parte delle forze politiche di maggioranza e opposizione, quanto piuttosto la reperibilità dei 10 miliardi necessari per ospitare il grande evento sportivo». «È del tutto improbabile se non impossibile - conclude la Lorenzin - che nella manovra finanziaria annunciata dal governo Prodi ci sia spazio per le Olimpiadi».
Oggi il sindaco alle 10,30 si recherà al consiglio nazionale del Coni per esporre quanto detto. Per Veltroni «c’è ancora qualche settimana. Se in questo tempo ci sarà un’evoluzione positiva la candidatura di Roma resta valida». E che ci sia ancora «margine di manovra» lo auspica anche il presidente del Coni, Gianni Petrucci.