ORA LA VERITÀ SUI BROGLI VERI

Il nostro Giornale e queste pagine in particolare sono stati e continuano ad essere l’anima della battaglia per la verità sul risultato delle elezioni, contro ogni broglio. Quelli veri e quelli inventati. È un dovere civico, prima ancora che una battaglia politica. E, soprattutto, è dal primo giorno che sosteniamo che il riconteggio dei voti - eventualmente anche con il decreto-legge pensato dal governo Berlusconi e stoppato dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, poi senatore a vita schierato sempre e comunque con l’Unione - conviene a tutti: al centrodestra per mettersi il cuore in pace e al centrosinistra per fugare ogni dubbio sulla propria vittoria. Chi è sicuro delle proprie ragioni non ha alcuna paura di metterle alla prova.
In particolare, sono orgoglioso di aver scritto dal primo giorno che l’inchiesta di Enrico Deaglio era carta straccia, perchè basata su un presupposto falso. Così come si basava su un presupposto falso il libro di «Agente Italiano» Il broglio, che tentava di coinvolgere anche la provincia di Imperia, smentito con dati, cifre e prove proprio da queste colonne. Eppure, non festeggio per l’indagine a carico del direttore di Diario. Festeggio perchè, stavolta, la magistratura ha immediatamente detto una parola di verità: il dvd Uccidete la democrazia!, quello che secondo Deaglio e gran parte dell’Unione avrebbe dovuto dimostrare che Silvio Berlusconi ha truccato le elezioni (fra l’altro, per perderle e non per vincerle!), espone una tesi che non sta in piedi a partire dalla premessa. E cioè che il Viminale abbia truccato i dati manipolando il sistema informatico. Mancava un piccolo particolare. E cioè che i dati del Viminale valevano zero o giù di lì, visto che non hanno alcuna rilevanza legale e che gli unici dati elettorali che contano qualcosa sono quelli cartacei gestiti dagli uffici elettorali presso le corti d’Appello e da quella di Cassazione. Insomma, si è parlato per giorni del nulla.
In tutte queste storie ci sono anche dei protagonisti liguri: il principale è un ligure d’azione, l’azzurro Gregorio Fontana, stretto collaboratore di Alfredo Biondi prima e di Claudio Scajola poi, che ha la casa a Monterosso ed è stato fin dall’inizio il più serio e documentato censore delle bugie sui brogli e il più serio e documentato nel richiedere il riconteggio dei voti. Poi, c’è lo stesso Scajola, mai così efficace come quando parla di queste vicende a Matrix: l’aveva fatto la notte delle elezioni e l’ha rifatto martedì sera. Quindi, in negativo, c’è Maurizio Crozza che ha dato troppo spazio acritico alle ipotesi di Deaglio e alle accuse surreali di Oliviero Diliberto. E ci sono tutti coloro che hanno ipotizzato imbrogli vari sul voto elettronico, che debuttava proprio in Liguria. Ma, anche in questo caso, hanno mentito spudoratamente: fin dall’inizio, era stato chiaramente spiegato che, in caso di discordanza fra i dati elettronici e quelli cartacei, avrebbero prevalso quelli cartacei. E allora dov’erano le possibilità di brogli?
In tutto questo dispiace che Il Secolo XIX, giornale che in Lanfranco Vaccari ha un ottimo direttore capace di esprimere posizioni libere, abbia pubblicato il giorno dell’indagine a carico di Deaglio un commento in cui Dino Cofrancesco ipotizzava tre scenari: 1) voto perfettamente regolare; 2) brogli ai danni di Berlusconi nei seggi; 3) «Pisanu ha effettivamente architettato una truffa colossale, mal riuscita, però, alla luce del risultato».
Ecco, su queste pagine abbiamo spiegato in anteprima che la terza è un’ipotesi impossibile. Se anche al Secolo non avessero letto il Giornale, quel giorno l’avrebbero potuto sapere dalla magistratura. E allora perchè continuare con le sciocchezze, dando per possibili ipotesi palesemente false? Aspettiamo una risposta.