«Ora Vicenza guarda anche oltre l’oro»

Diego Luigi Marin

Non di solo oro vive Vicenza. Un’immagine, quella del polo fieristico monoprodotto, che le sta stretta. Ed ecco le rassegne centrate sull’innovazione, accanto a un pacchetto lifestyle, dall’arte al tempo libero, ogni anno più nutrito. Dice Valentino Ziche, presidente dell’ente fiera vicentino: «Dalle mostre orafe deriva l’80% del fatturato: è ciò che intendiamo accrescere, riequilibrando però il peso delle altre manifestazioni, che stiamo progressivamente sviluppando».
È la scelta strategica di base?
«Vogliamo mantenere il focus sulla nostra specializzazione e potenziare quanto oggi è a corollario. Non dovendo consegnare utili ai proprietari (Provincia, Comune e Camera di Commercio) investiamo ogni provento: una quota significativa del budget annuo, circa 5,5 milioni, è per promuovere e affermare la notorietà del brand e pure la sua internazionalizzazione».
Su questo fronte agisce la neocostituita Vicenza Fiera International...
«Opera intrecciando rapporti e collaborazioni commerciali all’estero e offrendo un pacchetto integrato di servizi alle aziende. Della compagine fa parte anche il World Gold Council, organizzazione mondiale di settore, con cui indirizziamo sui mercati internazionali la migliore produzione orafa nostrana. Stiamo promuovendo Oltreconfine, con successo, anche Impatec, dedicata alle nuove tecnologie per il packaging. Come con la recente missione a Medellin. Gli approdi per gli orafi sono invece, dopo Las Vegas e Istanbul, Hong Kong e Dubai».
Su quali altre rassegne puntate?
«Sulle fiere dell’innovazione, da SolarExpo a Com (comunicazione d’impresa), da Microelettronica a Sat Expo (tlc via satellite): sono peraltro tra quelle che stanno fornendo le maggiori soddisfazioni. Novità dell’anno è una mostra sulle tecnologie per la sicurezza industriale».
Il distretto produttivo da cui la Fiera è nata ha gradualmente delocalizzato: lo si è avvertito nei numeri?
«Guardando alle cifre, pur a fronte del calo numerico delle imprese nel territorio, si evidenzia tuttora la forte attrattiva della Fiera. Per questo intendiamo rafforzarci sul mercato domestico e, al contempo, tenere alta la bandiera di Vicenza all’estero».
E la privatizzazione dell’ente?
«È la condizione senza cui la Fiera di Vicenza non potrà crescere».
Un nuovo quartiere?
«Una volta compiuta la trasformazione in Spa, con il contributo di nuovi capitali (anche con l’eventuale sbarco in Borsa), dovrebbe essere la leva di un sostanziale rilancio. Nel frattempo l’ampliamento prosegue, con 4mila metri quadrati ulteriori».
Un accordo tra le Fiere venete è ipotizzabile?
«È una strada obbligata: la guerra si vince contro i rivali Oltreconfine».
Il bilancio 2005?
«Positivo, in linea con l’anno scorso, a quota 25 milioni».