«Ma per ora il virus non attacca l’uomo»

Il virologo del Gemelli di Roma: «Bene lo stop delle importazioni per evitare il contagio tra i polli, però la popolazione non corre rischi»

Il virus dei polli che da ieri è entrato anche nel cuore dell’Europa «non colpisce l’essere umano e non rappresenta un virus mortale per l’uomo». Le parole del professor Giovanni Fadda, virologo del policlinico Gemelli di Roma e docente dell’Università Cattolica, sembrano dire che il clima allarmistico che si respira da giorni è inutile. L’influenza ha raggiunto la Romania e la Turchia e gli allarmi dell’Unione europea e dell’Organizzazione mondiale della sanità non cessano: entrambe le organizzazioni gridano alla pandemia «oramai certa» e stanno studiando rimedi.
«L’Unione europea ha fatto bene a bloccare le importazioni degli animali - spiega Fadda - perché si può arrivare a un epidemia di polli». «Ma si tratta di due virus completamente diversi - aggiunge - il virus influenzale, ogni anno, subisce delle mutazioni e riesce a combattere la malattia perché possiede la memoria di tutti i virus degli anni precedenti, con le sue varie formule. Consigliano di vaccinarsi perché sperano, in qualche modo, che possa impedire un ingresso di un virus in realtà non correlato».
Su un punto il virologo è chiaro: il virus influenzale dei polli difficilmente si impianta nell’uomo. «L’H5N1 non uccide l’uomo perché il virus colpisce solo l’animale - prosegue l’esperto - perché infetti l’uomo c’è bisogno di un mutamento genetico del virus stesso». Il pericolo è per «gli allevatori o chiunque sia a diretto contatto con l’animale - afferma - perché la carica virale del pollo è così elevata che anche se non ci sono corrispondenze tra i recettori della cellula e gli antirecettori virali, il virus riesce in qualche modo a rientrare. Da qui, poi, il passaggio ad un altro uomo è molto difficile e complesso - conclude - perché è necessario un mutamento genetico che non è facile che si verifichi».
È invece preoccupato per la velocità di diffusione del virus Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano. «Il virus dei polli, nel suo ceppo maggiormente patogeno, l’H5N1 - ha sottolineato Pregliasco - si sta avvicinando ed il fatto che la sua presenza sia stata accertata in Turchia evidenzia che il virus ha una velocità di diffusione notevole, maggiore rispetto a quanto si immaginava. Il probabile arrivo del virus in Europa era infatti atteso per la prossima primavera-estate, ma le notizie dalla Turchia dimostrano che i tempi si stanno invece anticipando».
Naturalmente, ha ribadito il virologo, è inutile fare allarmismi, ma la preoccupazione c’è: «Il fatto positivo - ha spiegato - è che negli allevamenti aviari dei nostri Paesi sussistono condizioni igienico-sanitarie molto buone e spesso eccellenti, e questo è fondamentale per prevenire la diffusione del virus. Va però detto che la densità di popolazione aviaria negli allevamenti europei è altissima e questo rappresenta un grosso rischio, poiché renderebbe difficilmente controllabile il diffondersi del virus tra gli animali in allevamento».
Il fatto che il virus H5N1 sia arrivato in Turchia, ha concluso Pregliasco, «non significa, ad ogni modo, che la pandemia umana si stia avvicinando, ma che si sta rapidamente estendendo l’epidemia animale. Per ciò - ha concluso - resta fondamentale l’azione di controllo sugli animali, la prima linea del contagio, che va rafforzata in tutti i Paesi».