Ora Walter fa gli auguri (e chiede i voti) ai morti

Qualche esponente dell’Italia dei Valori ha fatto firmare anche i morti per presentare le liste. Il suo alleato più illustre, il Walter di I’m Pd, fa di meglio: li fa votare. Per sé naturalmente. Diciamo che almeno ci prova. Perché in questi giorni stanno arrivando a migliaia le lettere di Veltroni nelle case dei liguri. Caro Mario, caro Giovanni, caro Alberto. Li chiama per nome uno per uno. Alla fine si congeda «augurando ogni bene per lei e per i suoi cari». Peccato che il signor Mario, il signor Giovanni, il signor Alberto siano già morti. Lettera arrivata in ritardo? Senz’altro, ma non di poco. Perché gli elettori che Veltroni vorrebbe convincere con una lettera non ci sono più da quando lui ancora era segretario dei Ds, o al massimo neo sindaco di Roma. Non è escluso che qualche destinatario fosse già irraggiungibile quando Walter era ancora dirigente del Pci o direttore dell’Unità.
«Sono indignata - chiama la signora Elide - Questa lettera mi riapre una ferita. Mio marito è mancato nel febbraio 2003. Il marito di mia sorella è morto sei mesi dopo. Il telefono e tutte le bollette non erano mai state intestate ai nostri carim ma a noi. Eppure tutte e due abbiamo ricevuto questa vergognosa presa in giro. E lasciamo perdere il contenuto... Promette la quattordicesima della pensione, adeguamenti, lavoro ai giovani. Ma non fa neppure cenno alla reversibilità decurtata del 40 per cento». Il marito della signora Elide era però pensionato, era prima un funzionario dei mercati generali. E Walter gli scrive proprio come pensionato. Mentre lettere simili ma con contenuti diverse le spedisce ai commercianti, che magari nel frattempo sono falliti.
Strana, la tempistica. Strano l’accesso agli indirizzi. Arriccia il naso anche Giacomo Gatti, vice presidente del consiglio comunale della Spezia. «Mia madre ha ricevuto una lettera indirizzata a mio papà che è morto da sei anni, dal 15 novembre 2002 - accusa Gatti - Mi chiedo tra l'altro in quale elenco il Pd abbia trovato il nome di mio padre e, soprattutto, se non siano state violate le normative sulla tutela della privacy. Nella nota scritta in caratteri microscopici inserita nel testo della lettera, si dice infatti che i dati personali utilizzati per la comunicazione sono stati estratti da un archivio elettronico di proprietà di Postel, in cui sono stati registrati nominativi ricavati dagli elenchi telefonici e da altri registri pubblici». Peccato che suo padre non sia mai stato inserito in alcun elenco telefonico, la casa era intestata al figlio. Al contrario era titolare di un assegno pensionistico. «Questo però è un dato sensibile, non può essere accessibile a chiunque, rientra tra quelli “sensibili” protetti dalla legge sulla privacy - incalza Gatti - E caso strano sono lettere scritte per pensionati che arrivano a pensionati. Per questo, a scanso di equivoci, segnalerò la cosa alla polizia postale e al Garante della privacy affinché compiano gli accertamenti del caso». Anche Gatti è indignato con Veltroni che «per risalire la china non esita a violare gli affetti di un’intera famiglia». E ha scritto all’aspirante premier chiedendogli scuse ufficiali. Sarebbe almeno un gesto di umiltà. Chissà se per Walter si può fare.