Oracle già sulla cresta dell’onda. Luna Rossa cede nel finale (7ª)

Il team Usa apre alla grande l’Atto 13 della «Vuitton Cup» davanti ai sudafricani di Shosholoza

Valencia - Primo giorno di confronto per la nuova flotta della Coppa America e prime sorprese. La classifica premia Bmw Oracle che, nell’ultimo lato di poppa, passa dal quasi ultimo al primo posto, ma, in un giornata in cui era più facile vincere giocando a dadi, le sorprese sono altrove. Sì, è bravo Chris Dickson a intuire dove la pressione del vento era forte, il suo equipaggio magistrale in una manovra di «peeling» nel sostituire il gennaker con uno più leggero e da vento debole. Sono bravi Paolo Cian e Tommaso Chieffi a portare al secondo posto Shosholoza tagliando il traguardo invece che con lo spinnaker in poppa con il genoa, navigando di bolina. Molto bravi Flavio Favini e Vasco Vascotto a portare Mascalzone Latino al terzo posto, forse più abili di altri perché la loro posizione è sempre stata nella parte alta della classifica, senza quei rivolgimenti che hanno favorito o sfavorito gli altri.
«Luna Rossa alla fine è solo settima - racconta il navigatore Michele Ivaldi -, ma in poche centinaia di metri le nostre posizioni sono cambiate dal quarto al settimo, chi era ultimo o quasi è arrivato primo... Insomma, la classifica di questa regata non racconta la verità sulla velocità delle barche. Noi siamo contenti, abbiamo navigato a lungo a fianco dei nostri avversari più diretti, quelli con cui volevamo stare per confrontarci e abbiamo visto che la nostra velocità è molto buona. Siamo stati in grado di recuperare su tutti, sia quelli che avevamo sopravento che sottovento. Il mio computer, insomma, mi dà delle buone velocità».
La vera sorpresa sono i sindacati poveri, come +39, che si è permesso il lusso di navigare in testa per tre dei quattro lati, perdendo tutto e di brutto solo nell’ultima poppa. Commenta Ivaldi: «Capita di cazzare le vele con una barca nuova e vedere che cammina... Sono stati bravi, onore al merito». C’è però una cosa da raccontare che dà più valore all’impresa: lunedì sera il nuovo albero è stato montato per la prima volta sulla barca ed è stato provato a notte fatta. Il gommone di assistenza, rientrato per recuperare un pezzo, non ritrovava la barca che stava navigando senza luci di via. Vela romantica? Siamo tornati indietro nel tempo? Non serve più lavorare per anni per stare davanti agli altri? Per almeno sei miglia hanno avuto ragione l’intuito del progettista Giovanni Ceccarelli, che ha fatto una barca diversa, e del timoniere Iain Percy, che ha scelto un lato del campo che agli altri non piaceva. I tecnici guardavano attoniti le velocità restituite dal sistema che segue con il Gps ogni barca, sempre alte, vicine a quelle dei migliori. «Siamo contenti - ha detto Percy -, ma questa sarà ancora una notte di lavoro, dobbiamo smontare l’albero e rimetterlo a posto. Abbiamo rotto qualcosa e dobbiamo regolare le sartie». Per il resto della Coppa non si sa come andrà a finire la storia di +39, ma stiamo correndo il rischio di raccontare la storia di Davide e Golia in salsa carbonio e mylar. Un equipaggio che stava per incrociare le braccia adesso lavora la notte intera per dimostrare che esiste.
Gli altri? Alinghi parte ultimo dopo un errore di anticipo sulla linea, dopo quattro virate è quarto, quasi alla fine è in testa. Poi si perde nei giri del vento, spinto dalle nuvole che girano sopra le teste come gli elicotteri e chiude quarto. È veloce anche se usa la barca meno recente, osserva il nemico, anche se la scelta di rischiare la partenza e di seguire +39 dice solo che voleva vincere più che stare in gruppo a fare foto ricordo. Sembrano avere ancora quella marcia in più di bolina, il segreto dei segreti, che gli consente di esprimere spunti di velocità incredibile quando serve.
I neozelandesi, nonostante il timoniere di grido Ben Ainslie, non hanno espresso tutta la loro cattiveria, impacchettati fin dall’inizio in una mischia funesta hanno chiuso al quinto posto. Ma senza impressionare, sono sempre stati tra color che son sospesi e alla fine la loro prestazione piace poco. I francesi di Areva hanno occupato il secondo posto di bolina ma si perdono di poppa, gli svedesi di Victory non sono sembrati mai davvero in regata e hanno chiuso ultimi, mentre qualcosa ha fatto vedere Internet Germany con il suo medagliato timoniere Jeser Bank.
Sembra aver ragione chi pensa che i valori tra le barche si siano avvicinati, che la gara sarà davvero aperta. In queste condizioni una giornata storta può costare a un big una posizione determinante. Ci guadagna di sicuro lo spettacolo.
L'equipaggio di Mascalzone Latino ha corso per volere di Vincenzo Onorato con la fascia nera al braccio per ricordare il collega giornalista Paolo Venenzangeli.