Gli orafi: «È un’idea intelligente. Meglio della pistola nel cassetto»

«Siamo sempre in battaglia». Luca Buccellati è il presidente dell’Associazione orafa lombarda, non parla solo a nome delle settecento aziende che rappresenta ma anche per esperienza personale. Negli anni passati la gioielleria che gestisce con il padre Lorenzo, in via Montenapoleone, è finita più di una volta nel mirino dei rapinatori. Non può che essere favorevole dunque all’iniziativa del satellitare che presto verrà messo a disposizione dal Comune: «Ovviamente bisognerà capire quali saranno i costi finito l’esperimento (nella fase del test il sistema è gratis, ndr), le regole e i requisiti per usufruirne, per evitare un uso sconsiderato che probabilmente lo renderebbe poco efficace. Ma appoggio in pieno l’iniziativa dell’assessore Maiolo, è un’idea intelligente».
Buccellati riferisce che «quasi ogni orafo in città ha subito almeno una rapina. E non esiste una zona più a rischio, può accadere in via Padova, in via Ripamonti, ma anche nel Quadrilatero dove pure le forse dell’ordine sono più presenti». Non esistono nemmeno decaloghi efficaci per restare indenni. Caso mai, le regole più semplici che il presidente consiglia alla sua categoria di seguire in caso ci si trovi faccia a faccia con un malintenzionato sono di «non reagire mai, dico sempre che è meglio non tenere armi in negozio» e soprattutto «cercare di memorizzare bene i tratti somatici, qualsiasi dettaglio possa essere utili alla polizia per risalire al responsabile».
I gioiellieri milanesi hanno messo in atto anche un sistema di collaborazione che funziona come un tam tam. In pratica, se un orafo si accorge che sono spariti dal negozio dei preziosi, o se ha subito in effetti una rapina, oltre a segnalarlo alle forze dell’ordine fa «girare» tra gli associati le immagine registrate dai sistemi di videosorveglianza interna (di cui è dotata quasi ogni gioielleria) per avvisare i colleghi di prestare attenzione. «Ogni tanto questo sistema funziona, riesce a evitare che altri subiscano un furto - ammette Buccellati -, purtroppo a volte le immagini non sono abbastanza chiare o riprendono i responsabili solo di spalle. Di solito le foto vengono fatte circolare senza indicare l’indirizzo di chi ha subito la rapina, per tutelare la privacy».