In oratorio anche i bimbi fanno la ola azzurra

Don Luca: «È importante stare insieme in un quartiere difficile come il nostro e dare speranza ai giovani»

Giacomo Susca

Don Luca e don Virginio, recitata la preghiera di gruppo, non riucivano più a trattenerli. E a nulla sono serviti pantaloni corti e scarpe da ginnastica. Un centianio di ragazzini scatenati si riversa sul campetto dell’oratorio. In mano bandiere tricolore e striscioni: l’attesa è finita, è l’ora della nazionale.
Nel salone della parrocchia di S. Bernardo al quartiere Comasina, periferia nord di Milano, va in onda Italia-Repubblica ceca. Come maxischermo, il telone bianco usato per le diapositive della gita in montagna o per i “classici” del cineforum. Sotto, col naso all’in su, bambini e adolescenti cantano l’inno a squarciagola. Mameli ne sarebbe andato orgoglioso. Qualcuno ha preso i tamburi della messa animata e li ha portati di sotto. Il risultato è una torcida da scuola dell’obbligo. Al calcio di inizio, il chiasso copre la voce del telecronista. I nomi più gridati sono quelli scritti sui poster in cameretta. Totti e Gilardino, ma pure Del Piero che non gioca. Una valanga di «buh» travolge subito Nedved, mentre in un angolo ci si consulta sul coro più adatto (Matteo, anni 8: «Va bene se facciamo “Chi non salta è un repubblicano ceco”?»). Oggi non c’è tempo per ripassare geografia.
Quando Nesta si fa male ed entra Materazzi, in molti lo squadrano come il cattivo dei fumetti. Ma quando sale in alto a realizzare il gol del vantaggio, il difensore si trasforma in un gigante buono. Tutti in piedi in una centrifuga di abbracci, urla e salti da una parte all’altra della sala. Dura fino all’intervallo. I biscotti di suor Ferdinanda finiscono in un lampo.
Nella ripresa la tensione cala e i genitori presenti ne approfittano per fare due chiacchiere. Diego ha preso le ferie per seguire le attività estive dell’oratorio. Silvia viene a insegnare aerobica alle ragazze. Sergio, 16 anni, fa da tutor ai più piccoli. Don Luca sottolinea che «col loro aiuto si fa autentico servizio sociale, in un quartiere per molti aspetti "difficile"». A gennaio, per esempio, la sua auto e quella di don Virginio furono date alle fiamme. Due anni e mezzo fa era successo al parroco, don Gian Paolo. «Dopo sei mesi non sono ancora stati individuati i responsabili. Spero che si tratti solo di vandali annoiati - dice il sacerdote -. In ogni caso, continueremo a impegnarci per migliorare la vita nel quartiere, a cominciare dai bambini».
Intanto Inzaghi, anzi «Superpippo», segna il 2-0. Una serpentina di volti sorridenti lascia il cortile della chiesa. L’Italia ce l’ha fatta. Amen.