Un’orchestra sinfonica da primato

Si può essere allo stesso tempo sfrenati innovatori e trepidare d’orgoglio per la tradizione patria. Proporsi come popolari e trasparenti nelle scelte, non solo artistiche, ma poi concedersi anche il lusso della scorribanda elitaria. Puntare sull’efficienza, senza complessi per la quantità, e poi avere una cura maniacale per la qualità.
Se si è tutto questo, si può aprire una stagione sinfonica romana con il compositore Luigi Nono, e la sua musica fuori dai canoni classici, affiancandogli con tocco di spirito La Sagra della Primavera di Igor Stravinskij. Né si tratta d’un vezzo, quello proposto dall’Orchestra Sinfonica Fondazione Roma, bensì del frutto di un lavoro di certosina riscoperta della letteratura musicale del Novecento italiano, che il direttore (artistico e musicale) Francesco La Vecchia conduce da anni, e presto troverà puntuale conferma nelle incisioni (a gennaio la prima, con l’opera omnia di Giuseppe Martucci, per Naxos).
Operazione meritoria, che consente all’intelligente cartellone di dosare, affiancandoli, i nostri compositori con autori noti e arcinoti: da Beethoven a Mozart, da Caikovskij a Brahms, da Schubert a Bruckner eccetera, per finire ad Haydin (ricchissima la commemorazione nel bicentenario della morte). E così, dopo Nono alla «prima» di domani pomeriggio all’Auditorium di via della Conciliazione (ore 17.30 e replica lunedì alle 20.30), il cartellone si nutrirà di Ferruccio Busoni il 7-8 dicembre e l’8-9 marzo, Alfredo Casella l’11-12 gennaio e il 10-11 maggio, Martucci e Ottorino Respighi il 25-26 gennaio, Gian Francesco Malipiero il 22-23 marzo.
Resterebbe da chiedersi, di fronte a una proposta di così poliedrico profilo, perché essa arrivi dall’unica orchestra esistente in Europa a carattere interamente privato. Quella, appunto, della Fondazione Roma, che ormai da sette anni ha abituato alle sue performance, eppure non smette mai di macinare idee e tournée, concerti e risultati imbarazzanti per la maggior parte degli enti musicali pubblici, che si avvalgono di bilanci ben più corposi. Non finisce di stupirsene persino il direttore La Vecchia, che pure snocciola i dati di questo autentico «miracolo a Roma», capace di proporsi come modello nell’asfittico panorama italiano sconvolto da commissariamenti e difficoltà di ogni genere. «Abbiamo cominciato con 60 ragazzini, età media vent’anni - racconta La Vecchia -. Oggi sono oltre cento, musicisti e uomini fatti, che sono invitati a suonare alla Filarmonica di Berlino e a quella di Londra. Abbiamo il maggior numero di abbonati in città, facciamo circa 108 concerti l’anno, oltre 450mila spettatori solo nella stagione scorsa...».
C’è da riflettere. Anche perché non è soltanto questo, la «Fondazione Roma Orchestra Sinfonica» (questo la nuova denominazione). Da sempre si propone, ricorda il direttore generale Franco Parasassi, lo scopo filantropico di «abbattere la barriere sociali, consentire ai giovani di avvicinarsi all’arte musicale, portare la musica in luoghi non deputati». Concerti nelle scuole, negli ospedali, nelle comunità di recupero, nelle carceri e persino nelle favelas di Rio. «Portare la musica dove è più difficile arrivare - aggiunge Bruno Piattelli, presidente dell’Orchestra -. Un’operazione culturale che ha un valore civico. Che cosa la rende possibile? La passione che ci spinge».