Ordine e Fnsi? Tacciono Ma leggete cosa scrive un seguace di Di Pietro...

Caro direttore,
in merito agli attacchi a base di insulti da parte di un senatore sul sito ufficiale di un partito rappresentato in Parlamento: non capisco come mai «Il Giornale» non abbia dato resoconto degli attestati di solidarietà che sicuramente non gli sono mancati né da parte dell'Ordine dei Giornalisti né dai direttori dei maggiori quotidiani nazionali. Ritengo che questa sia una forma di censura che i suoi colleghi giornalisti non mancheranno di sottolineare come riprovevole, disonorevole e fascista. Ne chieda pubblicamente scusa!

Ha ragione, caro Ortis: rimedio subito alla mancanza e chiedo scusa. Chiedo scusa a tutti i colleghi direttori (nessuno) che hanno espresso solidarietà al «Giornale». Chiedo scusa a tutti gli esponenti dell’Ordine dei Giornalisti (nessuno) che si sono preoccupati per il fatto che un senatore della Repubblica mi dia del malato di mente eccitando così i suoi accoliti che sul sito ufficiale del partito minacciano di mettermi a testa in giù. E chiedo scusa anche a tutti i rappresentanti del sindacato Fnsi (ovviamente: nessuno) che si sono affrettati a censurare questo vile e squadrista attacco dei dipietristi alla libertà di stampa. Mi spiace di cuore non avere pubblicato le loro accorate missive sul «Giornale», ma purtroppo vi sono stato costretto per almeno due stringenti motivi: a) il primo è che le suddette missive non sono mai arrivate; b) il secondo è che volevo lasciare più spazio possibile ai lettori che, al contrario, ci hanno sommerso (come al solito) con il loro affetto. Lei pensi che, mentre leggevo la sua mail, la segretaria mi ha consegnato un pacco di una lettrice di Brescia: una bisnonna che tutti i giorni legge il «Giornale» e fotocopia gli articoli migliori per distribuirli in giro. Ebbene, nonna Maria Luisa, ultraottantenne, ci ha mandato un biglietto scritto a mano da lei e una scatola di maron glacés per addolcire la giornata.
Lo dico non per invitare i lettori a fare altrettanto (ci mancherebbe. E poi dopo le festa, causa pranzi e dolci, siamo obbligati tutti alla dieta). Lo dico perché una lettera di nonna Maria Luisa (anche senza maron glacés, per altro subito spazzolati dal ghiotto Davide della segreteria di redazione) per noi qui vale molto più dei (mancati) messaggi degli altri direttori. E dunque, ce ne possiamo allegramente impippare di Ordine e Fnsi, dal momento che ci sentiamo protetti dai nostri lettori. A loro sì che chiedo scusa per averli potuti pubblicare soltanto in minima parte.
Ma prima di chiudere il capitolo (che ribadisco: proseguirà in tribunale con la mia querela) vorrei citare una lettera non dei nostri lettori, ma di un militante dipietrista. Si chiama Tommaso Giunti, è di Valdarno Fiorentino. E dice sul sito dell’Idv ai dirigenti del suo partito: «A noi non interessa cosa scrive il Giornale. Interessa come lo smentite. Non abbiamo la campanella al naso: lo statuto Idv è ridicolo oppure no? Perché i responsabili degli enti locali non pagano per gli errori compiuti? Rispondete a noi, che siamo la base e lasciate perdere il Giornale. Se si pensa di rispondere a specifiche accuse dicendo che il Giornale è fazioso, avete sbagliato strada. Non vi mandiamo in Parlamento per i cognati di, le mogli di e per non essere trasparenti. Ergo: le vacanze sono finite. Tra pochi mesi la situazione imploderà». Bene, caro Ortis: per capire che siamo sulla strada giusta questo messaggio «nemico» non vale più di quello, presunto amico, dell’Ordine?