Ore 11.45, «terroristi» all’assalto Milano si prepara all’emergenza

Una «bomba» sul convoglio del metrò e un autobus «sequestrato» a Linate

Roberto Bonizzi

da Milano

Sotto attacco. Oggi a mezzogiorno va in scena a Milano l’esercitazione antiterrorismo. Due esplosioni successive alla stazione Cadorna. Un ordigno su un treno in superficie e una bomba a bordo di un convoglio della metropolitana. Quindi un terrorista all’aeroporto di Linate che, inseguito, sale a bordo di un autobus sequestrando l’autista. È questa la trama della prima prova generale in Italia di gestione e reazione di un attentato voluta dal ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, e in programma da oltre un mese.
Un’operazione inserita nel piano generale antiterrorismo disposto dal Viminale. «Le massicce misure di prevenzione e contrasto adottate all’indomani dell’11 settembre 2001, e adeguate dopo i fatti di Madrid, Londra e Sharm El Sheik, hanno avuto forte potere dissuasivo - ha spiegato il ministro Pisanu -. Abbiamo disposto la vigilanza assidua di 13mila obiettivi sensibili, il setacciamento degli ambienti a maggior rischio, la verifica scrupolosa di informazioni, l'espulsione di persone sospette. A settembre, poi, inizieranno le esercitazioni più mirate nelle città. A partire da Milano». Dopo numerosi incontri di programmazione a Roma, al ministero, e a Milano, in prefettura, oggi si assisterà al primo test sul campo.
A mezzogiorno scatta l’attacco simulato. A bordo del treno speciale Malpensa Express, che collega la città all’aeroporto, esplode una bomba, in realtà un candelotto fumogeno. La deflagrazione avviene con il convoglio in fase di arrivo al binario 1. Il bilancio di questa prima esplosione prevede 8 morti e 74 feriti. Secondo il piano presentato nei giorni scorsi dal prefetto Bruno Ferrante e dal questore Paolo Scarpis, che coordineranno le operazioni in collegamento costante con il ministero degli Interni, subito dopo l’allarme bomba a Cadorna Palazzo Marino, la sede del Comune, viene evacuato per la presenza di una situazione critica. E il sindaco, Gabriele Albertini, è accompagnato alla centrale operativa della polizia locale e successivamente in prefettura.
Tre minuti dopo, qualche decina di metri sotto terra, tocca alla metropolitana essere attaccata. La terza carrozza di un treno della linea verde in arrivo dal capolinea di piazzale Abbiategrasso salta in aria alla stazione di Cadorna. Qui le vittime previste sono 16, 166 i feriti. Alle 12,50 anche l’aeroporto di Linate diventa teatro della simulazione. Un presunto terrorista viene riconosciuto dalla sicurezza dello scalo. Entrano in operazione i Gis dei carabinieri. L’uomo fugge all’esterno dell’hub. Nel parcheggio sale a bordo di un autobus dove sequestra l’autista. Ai militari il compito di metterlo fuori gioco.
Per la simulazione sono pronti anche 200 figuranti, volontari della Protezione civile e della Croce rossa, che reciteranno, truccati ad hoc da esperti del make up, la parte di morti e feriti. A Cadorna tutta l’area intorno alle esplosioni sarà recintata nel raggio di 500 metri. L’ingresso alla zona rossa è vietato. Nessuno può entrare, nemmeno la stampa. L’Italia ha scelto il modello inglese. «In caso di attentato reale non diffonderemo le immagini del terrore» spiega il prefetto Ferrante.
Per la prima emergenza il 118 attrezza due ospedali da campo nelle vicinanze delle esplosioni. Uno in piazzale Cadorna, l’altro all’Arena Civica, poco distante. Qui vengono portati i feriti virtuali per le cure immediate, prima di essere trasportati negli ospedali della città. Il coordinamento audio e video con le forze in campo viene effettuato dalla sala operativa della Prefettura, in collegamento con la sala crisi della Questura e del Viminale. Molti i mezzi impiegati: 70 ambulanze e 10 automediche, oltre ai veicoli e ai furgoni delle forze dell’ordine. Tre gli elicotteri (118, polizia e carabinieri) che impiegano come pista d’atterraggio il Castello Sforzesco.
Il prefetto Ferrante annuncia il significato del test: «L’esercitazione è un gesto di responsabilità e di civiltà di Milano e dell’Italia e serve a verificare la capacità di risposta della nostra città e del nostro Paese all’ipotesi di un attentato». Con un’attenzione particolare agli inconvenienti. «Testare la criticità del sistema è il nostro obiettivo - spiega il questore Scarpis -. Qualsiasi difficoltà ben venga, sarà ben accetta. Se qualcosa non va, significa che l’esercitazione è servita. La gente capirà che non stiamo con le mani in mano». Critiche, invece, dai sindacati dei vigili del fuoco. «In caso di attacco ci troveremmo a improvvisare - dice Giovanni Pace, coordinatore della Rsu -. Quella di oggi è una recita a uso dei media, che non rispecchia la realtà. E siamo troppo pochi». Secca la replica del comandante dei pompieri, Mario Pellicano: «Siamo pronti per qualsiasi evenienza».