Ore 18.30, anche Otelma «vede» la crisi

La nuova aria di Roma

sarà una bufera per Burlando
Senza dubbio oggi possiamo cantare vittoria e finalmente è calato il sipario sul governo. La caduta di Prodi apre nuovi scenari anche per la nostra regione che adesso vede palesarsi l'occasione di vedere riequilibrati i rapporti politici. Questo permetterà a noi dell'opposizione di poter intervenire concretamente sulle scelte regionali per le quali sarà necessaria l'intesa con il Governo nazionale.
Per la Giunta Burlando il doversi confrontare con un governo centrale di diverso colore politico, che non è succube dei partiti dei no (Verdi, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, ecc) potrà garantire ai cittadini liguri scelte più equilibrate e più confacenti al territorio, certamente non più frutto di logiche di campanilismo partitico dettate più dalla volontà di mantenere unita una coalizione, come quella di centrosinistra non omogenea, che dal garantire il bene della nostra Regione.
Per esempio mi riferisco alle confuse decisioni che il governo regionale di centrosinistra ha attuato in materia di sanità in questi anni contraddistinte da un gioco di sponda tra il governo nazionale e regionale. Tutto ciò non ha mai permesso di fare chiarezza né sui conti né sulle effettive prospettive della sanità ligure che, ad oggi, con il nuovo Piano di Riorganizzazione è sempre più nel caos e con sempre più disagi per i pazienti. Inoltre, quante sedute di commissione e di consiglio abbiamo perso a dibattere sulle questioni proposte dai vari ministeri (vedi la pillola abortiva, l'uso delle droghe, ecc) e frutto di diatribe e protagonismi interni solo al centrosinistra nazionale che venivano sfruttate dal consigliere regionale di turno della maggioranza solo per motivi ideologici e/o di equilibri di potere?
Per non parlare poi della legge sull'immigrazione -fortemente voluta dalla giunta Burlando e che un governo diverso non avrebbe mai sponsorizzato. È una legge assurda per i cittadini che non ha fatto altro che garantire agli extracomunitari posizioni vantaggiose rispetto ai liguri, specialmente per ciò che concerne l'accesso alle strutture sanitarie e alle graduatorie per le case popolari.
Se, come mi auguro avremo a breve un nuovo governo di centrodestra e se il Governo regionale non rimarrà legato solo all'ideologia, sono certo che finalmente, in Liguria si potrà aprire un nuovo corso politico che da qui alle prossime elezioni regionali forse assicurerà ai cittadini liguri quelle risposte concrete che da tempo si aspettano.
consigliere e dirigente
organizzativo Forza Italia

Elezioni, una scelta

senza alternative
Non è il caso che si dibatta su quale sarà la scelta del Presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato non potrà che constatare l’impossibilità di proseguire la legislatura, venendo a mancare le cifre e le condizioni per la stabilità di una qualsiasi maggioranza, di tipo politico od istituzionale. L’Italia ha certamente bisogno, soprattutto dopo la disastrosa opera del governo Prodi, di un governo che sappia fare quelle riforme fondamentali per la stabilità ed il benessere del Paese: il «governo delle riforme» di cui tutti parlano sarà un nuovo governo di Centrodestra, guidato da Silvio Berlusconi. In questi diciotto mesi, dal 2006 ad oggi, le sinistre si sono limitate, pezzo dopo pezzo, a smantellare il lavoro di rinnovamento dello Stato che la Casa delle Libertà aveva tenacemente intrapreso, vanificando cinque anni di sforzi nell’interesse del Paese e, soprattutto, deludendo profondamente anche quegli Italiani che, alle scorse politiche, scelsero di votare per l’Unione.
Sono certo che il Presidente Napolitano, che è uomo saggio e grande conoscitore delle Istituzioni repubblicane, si ricorderà del suo primo discorso da Capo dello Stato, e vorrà dimostrare di essere veramente il «Presidente di tutti». Sarà il Presidente di tutti solo se, ascoltando la voce della maggioranza degli Italiani, scioglierà le Camere e restituirà la parola al Popolo sovrano.
Roberto Cassinelli
Coordinatore metropolitano
Forza Italia

Il capolinea annunciato

per chi sapeva solo «resistere»
La barca senza timone va alla deriva. Non occorre essere marinai per comprendere il senso di questo detto. Il guaio è che la barca è questo governo stampellato la cui morte era annunciata sin dalla sua nascita. È inutile che il sig. Prodi continui a sorridere, facendo finta di niente. Ogni italiano, degno di questo nome si rende conto di quanto stiano andando male le cose. Non si può amalgamare il diavolo con l’acqua santa. Era ed è comprensibile come arraffazzonando gruppi eterogenei, per ideologie e comportamenti, prima o poi si doveva arrivare al capolinea. Anche se fino a ieri, per un voto, magari dato da uno dei senatori a vita, che a mio giudizio, in quanto non eletti dal popolo, non avrebbero diritto, ha resistito. Questa è la frase detta dal nostro capo del governo «resistere, resistere, resistere». Scimmiottando quella che in certo momento, proprio contro certi poteri, aveva pronunciato il magistrato di Milano Borelli.
Ma resistere a chi? E per che cosa? Per rimanere sulle poltrone, lasciando la nostra gente in balia di delinquenti, di stupri, di rapine. (...)