Ore 21,tutti fermi per la «prima» E l’orchestra piace

Ore venti. Fa caldo. Dalle finestre aperte, rumori di scodelle, posaterie varie, eco di radio e televisori accesi, niente musica ma le stesse voci sullo stesso tema. Voci dalla Germania. Ore venti e trenta. Silenzio. Città vuota, strade deserte, cinematografi chiusi, tutti a casa, al bar, dagli amici, curve allestite in tinello, pronte bandiere, trombe e tamburi. Di colpo l’Italia si ritrova unita, niente destra e sinistra, sondaggi, exit poll, varie ed eventuali, a parte i soliti noti che hanno la loro Capalbio per dimostrare di esistere, altrimenti non potrebbero essere riconosciuti. Finalmente ci siamo, chi apre bocca viene messo in castigo, proibito anche muoversi dalla sedia, per favore abbassa la luce della lampada, meno zanzare e più atmosfera. Il Ghana ha una bella maglietta, candida, i nostri sono in azzurro pieno. Sudano tutti, sudiamo anche noi. Toni aumenta la temperatura, effetto sauna, brucia una palla gol, un’altra, scarica un destro contro la traversa, sta a vedere che non è cosa. Telefonata dalla Germania, collega francese: «Vincerete 5 a 0 perché Kingston è il peggior portiere della storia del calcio e del mondiale». ’Sti francesi. Kingston fa il gatto e incomincia a fare il portiere. Poi alle ventuno e quaranta di colpo un urlo solo: Piiiirlo. A chi. Al Ghana. Uno a zero per noi, liberi tutti, via dalla sedia, primi balletti, fiato alle trombe, bandiere al vento, si fa per dire, l’aria si appiccica alle magliette dei nostri e alle camicie nostre, un bicchiere d’acqua, bella fresca. Calmi, non è finita, siamo soltanto a metà tempo. La squadra ha fatto soffrire, qualche distrazione in difesa, per fortuna i ghanesi hanno piedi grossi, facce già stracche, peccato quell’ammonizione a De Rossi, uno di noi ha vinto la scommessa, aveva previsto il primo cartellino giallo per il romanista, centrato.
Intervallo: si va ai telefonini, al bagno, un giro di bibite, un po’ di frutta. Si ricomincia. Ore ventidue e undici, improvvisamente Totti giace, prendete il nome e il cognome di quello lì, il numero 15, John Pantsil è stato lui ad arpionare il Pupone che strilla, si tiene la gamba, la sinistra, gente in piedi ad Hannover, gente in piedi in Italia, ghiaccio sull’arto prezioso, entra Camoranesi con «extension» inguardabile, Perrotta sbaglia e alle ventidue e trenta Simon Carlos, arbitro e giornalista, merita il cavalierato da Napolitano: De Rossi spinge a terra Asamoah in area; il brasilero che dirige non ha visto nulla, obrigado. Tre minuti dopo il giornalista ripaga, Kuffour falcia alle spalle Iaquinta che va via in barella, niente, non è successo niente dalle parti del Pan de Azucar. È proprio vero, brutta gente, arbitri e giornalisti, paghi uno e prendi due. Si soffre, fa caldo, affiora la stanchezza, si dice così quando arriva la nebbia anche quando è piena estate. Ventidue e quaranta: complimenti a Kuffour che di nome fa Osei, la polenta è nel suo piede, passaggio molle, falco Iaquinta fa il 2 a 0. Serata fresca, buona la prima. Viva l’Italia. A sabato.