Ore 3.30: la terra trema nell’oscurità Anche Roma vive una notte da incubo

Fuga dai palazzi, centinaia di persone in pigiama ammassate in strada, famiglie rifugiate in macchina e luci accese in moltissimi edifici. L’eco del terremoto, che ha ha devastato l’Abruzzo, ha scosso anche la capitale. Roma ha vissuto una notte in bianco, con scene irreali che non si vedevano da tempo.
Il terrore si è materializzato poco dopo le 3.30 quando letti, vetri delle finestre, armadi e lampadari hanno iniziato a tremare ininterrottamente per una ventina di secondi. Un tempo relativamente breve, che è sembrato eterno. La scossa, che è stata avvertita con maggiore intensità nella zona nord-est della città, non ha causato grandi danni, ma tanta paura. Chi non è stato svegliato dall’onda sismica, è stato «buttato giù» dal letto dal suono dagli allarmi impazziti, dalle grida dei vicini, dai cani che abbaiavano e dai lamenti degli altri animali. «Ho sentito le finestre vibrare, così ho acceso la luce - racconta Claudio Merei, 34 anni, residente al Prenestino - anche i quadri oscillavano. Ho afferrato mia moglie e ci siamo precipitati per le scale. In strada c’erano molto vicini, tra i quali una giovane donna sui trent’anni in camicia da notte, che stringeva tra le braccia il figlio di 2 avvolto tra le coperte».
«Improvvisamente il materasso si muoveva - dice Lucilla Onofri, che abita a Boccea - mi sono precipitata in corridoio per svegliare il resto della famiglia. Quando la situazione è tornata alla normalità, però, non sono più riuscita a dormire per l’angoscia. Mi chiedevo se ci fossero stati morti e dove fosse stato l’epicentro del sisma».
Il panico è salito con il passare delle ore. Nei dieci minuti successivi alla scossa, sono state oltre 300 le chiamate alla sala operativa dei vigili del fuoco e della municipale. Migliaia anche le telefonate al 112 da parte di gente che chiedeva informazioni o manifestava timore: per alcuni cittadini è stato necessario inviare equipe di psicologi. «Tra le 3.30 e le 10 - racconta Stefano Valentini del 118 - abbiamo registrato 1500 richieste di intervento. Molti ci hanno chiamato in preda ad attacchi di panico o per leggeri malori». Con le prime ore dell’alba in città sono scattate le verifiche, mentre dall’Aquila e dintorni giungevano le prime tragiche immagini di morte che hanno spinto l’Anas a chiudere l’accesso della A 24 e il traffico in direzione dell’Abruzzo, a partire dal Gra. I pompieri in mattinata hanno evacuato otto appartamenti di un palazzo di cinque piani in via Andrea Doria a scopo cautelativo. Lesioni verticali, infatti, si erano aperte sull’ala destra già alcuni mesi fa e con il terremoto di ieri la situazione strutturale è peggiorata. Identica precauzione per l’istituto scolastico privato «Figlie della Sacra Famiglia», in viale Primavera a Centocelle, chiuso dopo aver allontanato il personale religioso.
In totale sono stati circa cinquanta i controlli dei vigili del fuoco, soprattutto nella zona nord-est di Roma, per vagliare la stabilità di palazzi pubblici e privati. Nei prossimi giorni, invece, i municipi, su richiesta dell’assessorato alle Politiche Educative del Comune, dovranno verificare lo stato degli edifici scolastici. Passata la paura, a Roma è scattata una gara di solidarietà. La Regione ha messo a disposizione per gli studenti dell’Abbruzzo rimasti senza alloggio le residenze universitarie di Roma, mentre alcuni minorenni, evacuati dal carcere minorile dell’Aquila, sono stati ospitati a Casal del Marmo. In provincia il sisma si sentito soprattutto nella Valle dell’Aniene, come ad Affile e nelle località più alte e vicine all’Abruzzo, memori del terremoto del 2000. Ma questa volta non sono stati registrati danni a persone o cose.
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