Ore di coda per far valere i propri diritti

Egregio dottor Lussana,
Le scrivo anche a nome di alcune decine di cittadini (ma mi è stato riferito che sono alcune centinaia se non addirittura migliaia) che, come me, hanno vissuto la disavventura che di seguito espongo. Alcuni giorni orsono ho ricevuto una raccomandata da parte del Comando di Polizia municipale di Genova con cui mi si intimava di pagare,entro il termine legale di gg.60, la somma di 101,99 euro relativa ad una contravvenzione ritenuta non conciliata elevata alla mia autovettura nel mese di novembre 2002 ammontante a 37,99 euro.
Fortunatamente,in virtù della mia scrupolosità, ho rinvenuto la ricevuta del bollettino postale con la quale potevo dimostrare l'avvenuto regolare pagamento. Ritenendo che la questione potesse risolversi coll'invio della fotocopia della citata ricevuta,ho chiesto informazioni all'Ufficio emittente circa le modalità da seguire, ma mi è stato cortesemente risposto che sarebbe stato meglio che mi fossi presentato di persona al Comando sito nel noto «matitone».
Conseguentemente e diligentemente ho aderito all'invito e mi sono recato a compiere il mio dovere di cittadino. Dopo circa 3 ore di coda ho risolto la questione, ma non Le dico le imprecazioni che ho ascoltato da quella schiera di derelitti che, unitamente a me, attendevano più o meno pazientemente il loro turno. Mi è stato detto altresi che tale situazione si verifica tutti i giorni, da alcuni mesi.
A questo punto chiedo alle Autorità competenti: è possibile che nel 2005, in una città che si ritiene altamente democratica e moderna, si debba sottostare ancora a «vessazioni» del genere? Non si potrebbe disporre un'accurata ed approfondita ispezione da parte di personale tecnico competente in materia informatica per accertare eventuali difetti ovvero la causa del disservizio lamentato?
A prescindere dal fatto che molti lavoratori, studenti, commercianti, professionisti ecc. debbono perdere un'intera mattinata per far valere i propri diritti a fronte di errori commessi non si sa da chi, come possono dimostrare la loro regolare condotta tutti coloro (e sono molti) che sprovvedutamente hanno buttato via o non rintracciano più le ricevute dei pagamenti effettuati?
A pensar male e secondo la mentalità «dietrologica» propria di una certa sinistra, sorge il fondato sospetto che in tal modo si concorra a rimpinguare le dissanguate casse comunali! Eppure tanti si dichiarano contenti di pagare le tasse, magari anche aumentate, manifestando la loro contrarietà al taglio governativo.
Io e qualcun altro non siamo per nulla contenti di tale modo di agire, ma come possiamo fare? Potremo difenderci solo con il voto,se ci riusciremo quando sarà il momento, per cui occorre ricordarsi di tutto. Nel caso contrario,ciccia! E mentre le strisce si fanno blu, le nostre tasche tendono sempre più al verde.
Molto cordialmente,