Ore contate per gli altri due stupratori in fuga

Stava armeggiando insieme a un complice attorno alle serrature di alcune auto parcheggiate in via Appennini 165 quando viene notato da una passante che chiama il 113. Facendo intervenire una volante che li arresta entrambi. Eccellente azione dell’Ufficio prevenzione generale. Peccato che quel romeno irregolare di 20 anni fosse da un paio di giorni pedinato dalla Mobile perché identificato come uno dei violentatori di via Piave. Nella notte tra sabato e domenica infatti un ragazzo di 25 anni e la sua fidanzatina di 19 sono appartati in auto quando saltano fuori tre giovani che spaccano il finestrino: uno fa il palo, il secondo trattiene il ragazzo il terzo violenta lei, studentessa di 19 anni.
Domenica mattina gli agenti hanno già identificato Mur Ruduliviu, residente nel campo nomadi di via Capo Rizzuto, e iniziano a seguirlo, fino in via Appennini dove martedì alle 4 insieme a Gabriel Cristiana Busuioc, anche lui romeno di 20 anni, ha appena ripulito una Seat Cordoba, una Renault Clio e una Smart Passion. I due vengono arrestati nonostante tentino di rifugiarsi in un vicina scuola. Addosso hanno ancora martelli e cacciaviti e la refurtiva: due autoradio con frontalino, un paio di occhiali e un portafogli firmati, una fede nuziale. A quel punto gli uomini della Mobile, diretti da Vittorio Rizzi, escono allo scoperto: mostrano il fermato alle vittime, che lo riconoscono, e lo accusano formalmente dello stupro. Lui cede e confessa, anche se ripete di avere fatto solo da palo.
Ieri il clandestino è stato condannato insieme al complice a quattro mesi. In aula c’è anche la sua moglie bambina, 16 anni, sembra sposata prima di lasciare la Romania, lui l’ha vista ed è scoppiato in lacrime. Mentre lei, capelli rossi, lunghi e raccolti, occhi azzurri, continua a protestare la sua innocenza: «Lo conosco da quattro anni. Da sei mesi siamo venuti insieme in Italia. Ci siamo sposati prima di partire, in Romania. Per questo dico che non credo a niente di quello che dicono. Mur non ha fatto nulla, non ha partecipato a quella violenza».
Intanto continua la caccia agli altri due stupratori, ormai identificati con certezza. Non dovrebbero restare liberi a lungo. Troppo clamore intorno alla vicenda, troppo risentimento nei confronti dei romeni perché la comunità possa coprirli. Forse potranno non consegnarli alla polizia, ma proteggerli mai. Le ricerche sono estese a tutta Italia, dunque per sfuggire alla cattura potrebbe non essere sufficiente rifugiarsi nel campo sosta di un’altra città. Né sarà facile riuscire a varcare le frontiere per rifugiarsi in Romania. Tutti i valichi sono allertati tanto che l’altro giorno due romeni si sono presentati con passaporti falsi all’aeroporto di Malpensa e sono stati immediatamente bloccati. Non erano gli stupratori, ma questo dà un’idea dell’attenzione con la quale la polizia di Stato sta braccando i due ricercati.