Ore decisive per il suo partito Parte la corsa alla successione

Gian Micalessin

Ehud Olmert lo sa. Sono ore difficili, ma decisive. Non può limitarsi a guidare il Paese smarrito. Non può perder tempo a piangere il suo comandante in agonia. Deve anche ormeggiare la nave, tappare le falle prima che i topi scappino. La nave è la corazzata Kadima, una nave progettata per andare «avanti», come dice il suo nome, soprattutto grazie alla spinta di Ariel Sharon. Ma ora il suo signore e capitano vegeta su un letto d’ospedale e Kadima già sembra un Titanic alla deriva. I sondaggi ancora non lo dicono.
Secondo un rilevamento effettuato poche ore dopo l’entrata in ospedale del premier, Kadima riuscirebbe ancora a conquistare una quarantina di seggi. In pratica gli stessi attribuitigli dai sondaggi prima del crollo fisico di Arik. Ma tutti sanno che i risultati di quel sondaggio sono puramente emozionali. Chi ha risposto di voler ancora votare Kadima, rispondeva alla segreta speranza di veder risorgere il vecchio generale. Ora tutti hanno digerito la consapevolezza che non sarà così. Tutti sanno che Sharon non uscirà mai vivo da quell’ospedale e se lo farà non sarà più lui. Dunque Olmert deve agire in fretta, sostituirsi al grande capo prima che l’emozione si prosciughi assieme ai consensi. Prima che il panico serpeggi anche nelle prime classi del Titanic, sovrasti la sua regia, spinga i transfughi di Likud e laburisti a cercare una scialuppa su cui far ritorno ai porti d’origine.
Soltanto bloccando tutti, evitando grandi fughe e inattesi ritorni a casa Ehud Olmert potrà convincere l’opinione pubblica israeliana della capacità di Kadima di rappresentare il grande centro dello schieramento politico.
La prima grande incognita su questa strada si chiama Shimon Peres. Il grande vecchio della politica israeliana uscito dai laburisti, ma rimasto alla soglia di Kadima è fondamentale per conservare una parte dei voti del centro-sinistra. Ma Peres è anche assai pericoloso. Accogliendolo nel partito, Olmert aprirebbe le porte a un personaggio molto più famoso e conosciuto di lui, anche se poco amato dall’elettorato. Non offrendogli nulla faciliterebbe un suo ritorno al partito d’origine già invocato da alcuni deputati laburisti. Un evento pericoloso capace di catalizzare l’immediato ritorno a casa di molti transfughi del Likud. La mossa migliore per Olmert è dunque tenere Peres sulla porta rinverdendo l’offerta, già avanzata nelle scorse settimane da Sharon, di un posto chiave nel prossimo esecutivo.
Comprendendo l’urgenza della questione Olmert ha tentato un primo incontro con Peres già ieri, ma la notizia della nuova operazione a Sharon ha provocato l’immediato rinvio dell’appuntamento. Il prossimo round potrebbe essere estremamente vicino. Se le condizioni cliniche di Sharon rimanessero critiche, già lunedì i dottori potrebbero dichiararlo definitivamente incapace di riprendere le funzioni di primo ministro. A quel punto i ministri in carica dovrebbero riunirsi per sostituire il premier ad interim Olmert con un premier in grado di reggere il Paese fino alle elezioni. Il ministro della Giustizia, signora Tzipi Livni, principale rivale di Olmert alla guida di Kadima, ha già promesso di non voler contrastare la candidatura del delfino di Arik.
Se il patto verrà rispettato in nome della salvezza di Kadima, allora già la prossima settimana Olmert potrebbe trasformarsi da premier interinale a primo ministro di transizione. La mossa obbligata, a quel punto, sarà bloccare Peres offrendogli una carica di vice-premier, scegliere un direttivo di cinque o sei persone tra la dozzina di ministri transfughi del Likud e rilanciare la linea politica di Sharon. Una programma che ieri lo stesso Peres ha ribadito al termine dell’abortito incontro con Olmert. «Bisogna proseguire senza esitazioni la guerra al terrore rilanciando nel contempo gli sforzi per il riavvio del processo di pace».
Muovendosi con efficacia e tempismo e tamponando le fughe, Olmert potrebbe mantenere, dicono gli esperti, almeno una trentina dei seggi pronosticati a Kadima dai vecchi sondaggi. Il risultato basterebbe a imporre la formazione come primo partito e garantirebbe a Olmert la carica di premier. Ma se il delfino di Sharon si dimostrerà incapace di raccoglierne lo scettro politico e di coagulare intorno a se il grande centro allora Kadima si frantumerà in poche settimane e il ritorno a casa dei transfughi più famosi consegnerà la vittoria elettorale al Likud guidato da Benjamin Netanyahu.