Ore di terrore in centro: sfrattato minaccia di far saltare il palazzo

Piazza Embriaci, centro storico di Genova. Tutto succede nel giro di qualche ora all’interno di un appartamento al civico 5. Sayed Abdel Kahlek, egiziano naturalizzato da anni in Italia con permesso regolare, inizia ad urlare dalla finestra di casa, dice di voler far saltare il palazzo in aria. In mano ha una bombola del gas ed è pronto a farla esplodere. Tutta colpa dell’ingiunzione di sfratto recapitatagli ieri mattina e che lo insegue da mesi: la sua casa è stata venduta all’asta e la nuova proprietaria vorrebbe andarci a vivere. Presto gli avvocati torneranno all’attacco.
Nel palazzo d’epoca intanto la voce arriva anche agli altri inquilini, italiani e stranieri. Qualcuno, allarmato dalle minacce di Sayed chiama la polizia. Hanno paura i vicini, paura che l’immigrato faccia davvero sul serio. Barricato al terzo piano, gli basterebbe un attimo per mandare in polvere l’edificio. «Quello crea sempre problemi», sbotta un italiano che vive nel palazzo. «Perché non è in ospedale per un trattamento psichiatrico?», dice un altro inquilino straniero.
Quando i vigili del fuoco arrivano sul posto, insieme alla polizia, per precauzione fanno evacuare tutte le persone dallo stabile. E poi si comincia una lunga e faticosa trattativa con l’extracomunitario finché Sayed non decide di mollare il colpo.
Ci vogliono due lunghissime ore, in cui il quartiere sta con il fiato sospeso, prima che la trattativa si concluda felicemente. L’immigrato abbandona la bombola del gas sul pavimento di casa e insieme a loro, la rabbia e l’intenzione di farla finita una volta per tutte. Poi accoglie i cronisti nel suo appartamento, ampio e arioso, per raccontargli la sua storia. Accanto a lui, la moglie italiana e il fratello, egiziano. «Ho lavorato per 40 anni come piastrellista, poi ho avuto problemi di salute e mi sono trovato con i debiti: la mia casa è stata venduta all’asta, ora non ho più nulla. È giusto?». Dice di essere stato operato al cuore al San Martino: «Il sindaco lo sa, gli ho già chiesto aiuto. Non l’ho ancora avuto. Mi hanno offerto due stanze nella residenza protetta qui vicino. Ma come faccio con la moglie e tutti i nipoti? E i mobili?». Per il momento, Sayed resterà ancora lì, in quell’abitazione. Ma si tratta di una soluzione provvisoria, perché così com’è scritto sull’ingiunzione di sfratto, dovrà lasciare la casa a Piazza Embriaci al più presto.