Oreo, il pitbull ucciso dagli animalisti

Il cane, lanciato dalla finestra dal padrone, è stato giudicato «pericolo»

Nei supermarket americani i biscotti Oreo vanno a ruba. I cookies Oreo sono l'equivalente Usa degli italici Ringo: due dischetti frollosamente cioccolatosi con in mezzo uno sbuffo di crema. Oreo, insomma, come sinonimo di dolcezza. Per questo motivo, forse, mister Fabian Henderson aveva deciso di chiamare il suo pitbull Orfeo.
All'inizio l'intesa tra padrone e cane era stata perfetta: Fabian lanciava la palla di gomma e Orfeo, dopo averla azzannata, gliela riportava. Educatamente. Poi le cose cominciarono a prendere una brutta piega. Tanto che un giorno Fabian lanciò la palla, ma Orfeo - invece di azzannare quest'ultima - azzannò la mano del padrone.
Motivo? Mistero. Valli a capire certi cani (ma anche certi padroni). I vicini di casa giurano infatti che Orfeo qualche ragione per essere nervoso ce l'aveva; negli ultimi tempi Henderson era diventata una bestie (pare dopo essere stata mollata dalla fidanzata) e così si sfogava sul povero Orfeo. Fino al raptus «canicida», con quella gran testa pazza del padrona che afferra per le zampe Orfeo, lanciandolo dal tetto di un palazzo alto sei piani.
Orfeo si era salvato per miracolo. Ma ieri Orfeo è morto ugualmente, «giustiziato» dagli animalisti. E sapete perché? Il gran giurì dell'Associazione per la prevenzione dei maltrattamenti degli animali (Aspca) aveva sentenziato che Orfeo era «un po' troppo aggressivo». E ti credo io: con un padrone che ti scaraventa dal sesto piano, c'è poco da stare tranquilli...
Fatto sta che ieri Orfeo, dopo appena due anni di vita, ha smesso per sempre di azzannare palle di gomma (e mani di padrone crudeli). Per Orfeo l'Aspca non ha avuto pietà, optando per l'eutanasia, motivata dalla sua «indole violenta» che «non le consentiva più di poter vivere normalmente nè fra gli animali nè fra gli uomini». Così recita l'implacabile verdeto.
Dopo un lauto ultimo pasto, a Oreo sono stati somministrati dei calmanti e nel primo pomeriggio il cane è stato portato in un apposito laboratorio per l'iniezione letale. Ma la decisione dell'Aspca di praticare l'eutanasia a Oreo non è passata inosservata a New York, dove una manifestazione di protesta ha avuto luogo in mattinata davanti alla sede dell'associazione nell'Upper East Side.
Email, telefonate e un accesso dibattito online hanno sommerso il sito dell'Aspca, criticata sia da altre organizzazioni no profit sia da comuni cittadini, indignati perché a emettere la sentenza di morte per Oreo è stata proprio un'associazione per la difesa dalla violenza contro gli animali. Proteste che non sono valse a niente: l'Aspca, che dall'inizio dell'anno ha praticato l'eutanasia a 107 cani, si è mostrata irremovibile ed è andata avanti per la strada forte delle valutazioni del suo staff veterinario e di alcuni esperti esterni, secondo i quali Oreo «non poteva essere riabilitata».
«Abbiamo fatto tutto quello che potevano per Oreo. Siamo stati in grado di guarire le sue ferite fisiche ma per quelle psicologiche non c'è nulla da fare», ha spiegato Andy Izquierdo, portavoce dell'Aspca.
Oreo, ai tempi del tentato «canicidio», aveva riportato la rottura delle due zampe anteriori e diverse ferite nel resto del corpo. Oreo era stato curato, mentre il padrone era finito in carcere. Indagini successive accertarono i ripetuti maltrattamenti cui veniva sottoposto Oreo («Picchiato brutalmente anche per mezz'ora di seguito). Henderson si è dichiarato colpevole dell'accaduto e la sentenza a suo carico sarà emessa il prossimo primo dicembre. Molto peggio è andata a Oreo: per lui la tanto attesa grazia non è arrivata. L'Ascpa ha deciso che i maltrattamenti subiti hanno «irrimediabilmente modificato la sua indole». Cittadini e organizzazioni animaliste hanno tentato fino alla fine di salvarla dal suo destino. «Non è finita. Non possiamo permettere che un'associazione per la protezione degli animali possa trascurare e abusare di un cane», aveva dichiarato Camile Hankins, direttore di Win Animal Rights. Pet Alive, organizzazione no profit che gestisce una riserva per animali a Middletown, nello stato di New York, ha cercato senza successo di ottenere la custodia di Oreo: le telefonate, le email e i messaggi via twitter non hanno ricevuto risposta.
«Abbiamo un'elevata percentuale di successo in casi analoghi.
Dopo tutti gli abusi già subiti da Oreo - aveva messo in evidenza Kerry Clair, co-direttore esecutivo di Pet Alive -, la soluzione non è quella di ucciderla».
Parole vane.