«Orfeo agli inferi» opera buffa fra inni, valzer e can can

Questa sera i Giovani Cantanti dell’Università di Yale con l’Orchestra Sinfonica Verdi, diretta da Giuseppe Grazioli, danno vita a Orphée aux enfers Opéra-bouffe in due atti di Jacques Offebach. Maestro del coro Erina Gamberini. Questa operetta nata a Parigi, Paese della lirica minore - come alcuni definiscono questo genere di spettacolo -, potrebbe sembrare lontano anni luce dalla mentalità dei giovani americani. Ma andiamo con ordine. Il 21 ottobre del 1858 ai Bouffes Parisiens, esordisce, fra la diffidenza generale, l’opéra-bouffe «Orphée aux enfers». Offenbach lancia qualche cosa di nuovo nel campo dell’operetta. A tutta prima lo stile pompier che mette in ridicolo gli eroi dell’antichità non sembra gradito dal pubblico. C’è da rilevare che le prove erano state laboriose e difficili e che la stampa tentava - non si sa (o si sa) perché - di allontanare il pubblico dall’idea di quest’ultimo lavoro di Offenbach.
La tensione si era gia fatta sentire l’anno prima col librettista. Infatti Offenbach scriveva ad Halévy: «Che cosa pensi di fare? Non vuoi più terminare l’Orphée, è possibile? Se hai intenzione di diventare una persona seria e non comporre più libretti per operette, devi almeno concludere la tua carriera con un capolavoro. E Orfeo sarà un capolavoro e avrà duecento rappresentazioni». Offenbach, quindi, credeva nel suo Orphée e il pubblico, dapprima esitante cominciò ad affluire e portare franchi in oro nelle tasche del musicista e del librettista. Un anatema violento contro il sacrilegio di questo Orfeo è lanciato dal critico Jules Janin che sul suo giornale Débats afferma che i Bouffe Parisiens si renderanno colpevoli di «lesa cultura». Come sempre le polemiche intrigano il pubblico, che leggendo le querelles corre ad ascoltare l’operetta sempre più numeroso. Il critico viene perfino ridicolizzato in spettacoli e su altri quotidiani. L’operetta però, per avere la suprema consacrazione dovrà attendere il 14 agosto del 1859 allorché, al ritorno delle Forze armate dell’imperatore per festeggiare la vittoria di Solferino sfilano davanti alla colonna di Vandôme sulla musica dell’Orphée! A ricordo di tanto successo Offenbach volle chiamare la sua villa «Orphée». La più pregiata collaboratrice di Offenbach fu Herminie a cui sistematicamente sottoponeva le sue composizioni chiedendo giudizio o approvazione.
Orphée aux enfers è una parodia, con Orphée che scende agli inferi per cercare la sua Euridice con dèi che vivono da dandies nel Secondo Impero. «Tutte le pagine sono da applaudire e godere - sostiene Ernesto Oppicelli, a sua volta cantante e attore d’operetta -, l’ouverture con l’irrefrenabile can can, tutti i cori, i valzer di Venere, la marcia degli dèi, i couplets del re di Beozia, l’Inno a Bacco e - naturalmente - il galop finale. Orfeo è venuto a Milano, i milanesi lo andranno a sentire?
Orphée aux enfers
Opéra-bouffe in due atti
stasera ore 20.30
Auditorium, largo Mahler