Gli organizzatori se la prendono con i giornalisti: «Non capite nulla»

Alla vigilia della chiusura delle Olimpiadi, nell’ultimo incontro con i giornalisti stranieri, il direttore esecutivo del comitato organizzatore (Bocog), Wang Wei, ha dato sfogo alla sua insofferenza per le ripetute domande di spiegazioni alle quali ha dovuto rispondere, sulle violazioni dei diritti umani. «Tutte le critiche che abbiamo sentito in questa sala - ha detto Wang - dimostrano quanto molti giornalisti siano prevenuti e quanto poco capiscano della Cina. Sarebbe meglio se conosceste gli argomenti di cui scrivete». Poi, alla domanda se sarà possibile per i rappresentanti della stampa estera visitare il Tibet dopo le Olimpiadi, ha risposto: «Naturalmente ne avete diritto, ma a causa dei recenti avvenimenti vi sono delle limitazioni e avete bisogno di un permesso». Durante la conferenza stampa, un giornalista dell’Ap ha reso noto che due fotografi dell’agenzia sono stati fermati dalla polizia vicino allo stadio olimpico mentre scattavano immagini di una protesta. «Questo episodio non sarebbe dovuto accadere», ha detto la portavoce del Cio, Giselle Davies. Wang Wei ha confermato che due donne di quasi 80 anni, sfrattate dalle loro case per far posto agli impianti olimpici, sono state condannate ad «un anno di rieducazione attraverso il lavoro» dopo che avevano chiesto il permesso di protestare.