Orgia di gol al San Paolo La Juve non molla mai Non basta super Pandev

Se la partita con la Lazio era stata quella della consacrazione nella lotta scudetto, la sfida di Napoli ha dato altre certezze a Conte e alla sua truppa. Non era facile arrivare da 4 anni senza sorrisi al San Paolo e con altrettante sconfitte in sequenza.
La Juve in salute di questa stagione riesce così a interrompere il tabù di Fuorigrotta, evitando con generosità e con una reazione da squadra, oltre al solito gol di Pepe, il primo stop stagionale. Senza il Matador Cavani, che dieci mesi e mezzo fa tramortì i bianconeri con una tripletta, era toccato ad altre «bestie nere» juventine mettere alle corde la squadra di Conte: Hamsik e soprattutto Pandev, 12 gol in due ai torinesi. Ma il Napoli delle «missioni impossibili» e in vantaggio di due reti si ferma in sette minuti «fatali» della ripresa, nei quali consente alla Juve l’incredibile rimonta.
Se per Conte era il test definitivo per ottenere il visto-scudetto, il tecnico leccese lo supera a pieni voti. L’assenza di Marchisio si rivela più pesante nell’economia della partita rispetto a quella di Cavani sul fronte opposto. E il secondo tempo generoso, nel quale i bianconeri cancellano lo svantaggio e l’ombra del primo stop, fa capire come la squadra sia in un momento di grande brillantezza.
Mazzarri aveva atteso la serata di gala per tagliare un doppio traguardo in contemporanea: centesima panchina con il Napoli, centesima vittoria in serie A. Non ci è riuscito nonostante un primo tempo super di una squadra apparsa alla lunga stanca dal tour de force campionato-Champions di questi primi tre mesi stagionali.
Grandi emozioni e spettacolo davanti a quasi 60mila spettatori. Conte sceglie Estigarribia nell’undici titolare, che propone un modulo atipico (un 3-4-1-2 con Pepe alle spalle delle punte e Lichtsteiner e il paraguaiano esterni a centrocampo). Mazzarri deve rinunciare al Matador e schiera Pandev, chiamato a un nuovo esame. Buon avvio della Juventus, poi il match cambia volto con l’episodio del rigore (fallo netto di Pirlo su Lavezzi) fallito da Hamsik dopo una prima trasformazione vanificata dall’ingresso in area di tre giocatori azzurri.
La squadra di Conte si smarrisce e si innervosisce, consegnandosi agli avversari che applicano un pressing molto alto. La Juve preferisce far ripartire l’azione dalla propria area. Lo slovacco del Napoli si fa perdonare con un colpo di testa ravvicinato che non dà scampo a Buffon: primo gol stagionale in campionato al San Paolo (in Europa c’era stato l’acuto con il Villarreal), sesto alla Juve. Contro la quale aveva già sbagliato un penalty il 25 marzo 2010, anche allora rimediato da una rete che siglò il temporaneo pareggio. I bianconeri non trovano più le giuste misure in campo, si allungano tanto che il raddoppio di Pandev nel finale di tempo, nato da una palla persa sulla trequarti, è la logica conseguenza di un Napoli padrone della partita.
Il tecnico dà la scossa nell’intervallo e la Juve torna trasformata nella ripresa: il gol di Matri arriva dopo nemmeno tre giri di lancetta, il Napoli fatica a uscire dalla propria area e nelle rare occasioni in cui vi riesce, Lavezzi viene fermato da Estigarribia e Pandev riesce a fare il bis dopo un’incertezza di Bonucci (sei le reti del macedone alla Juve). Ma i bianconeri di quest’anno non mollano mai: grande intensità, aggressività e qualità e l’uno-due Estigarribia-Pepe che ristabilisce la parità. Primo centro per il paraguaiano, quarto per l’ex romanista (terzo consecutivo) ancora decisivo dopo il gol-vittoria di Roma. E nel finale c’è spazio anche per Del Piero, che può festeggiare la 700ª in serie A. La degna chiusura per un Juve che non può più nascondersi.