Orgoglio Moratti: «Con Milano cresce l’Italia»

Milano«Un sindaco efficiente, capace, dotato di rigore morale e della concretezza di chi viene dall’impresa». Se non è un mistero che a Silvio Berlusconi piacciano molto le donne, da ieri è chiaro che Letizia Moratti gli piace moltissimo. «Brava» ripete più volte il premier nelle immagini rubate da una telecamera mentre la lady di ferro parla dal palco del PalaSharp, il palazzetto scelto per officiare la liturgia dell’ultimo sabato di campagna elettorale. Alle sue spalle un’enorme scenografia azzurra con le dodici liste che tra una settimana appoggeranno la sua proposta di tornare ad amministrare Milano. «La città del futuro», grida a las cinco de la tarde quando le gradinate sono un’arena e da matare c’è più la paura del centrodestra di non farcela al primo turno che una sinistra quantomai anemica. Incapace (e forse per nulla convinta, almeno tra i papaveri del Pd) di dar voce all’ultrarosso Giuliano Pisapia vincitore delle primarie in quota Vendola. E allora per la Moratti è fin troppo facile affondare. «La sinistra - il primo colpo al bersaglio grosso - ha troppe anime. Non può mettere insieme radicali, liberali e cattolici». Poi il gancio da ko. «Loro non daranno mai sicurezza, perché sostengono i centri sociali. Quei violenti che sono i primi a creare problemi». Applaude il vicesindaco Riccardo De Corato che della lotta ad autonomi e no-global ha sempre fatto la sua battaglia. Mai vista una Moratti così. Via il fioretto e fuori la mazza. «Loro vogliono i clandestini liberi nelle nostre città. Noi non li vogliamo», a testimonianza di un patto di ferro con la Lega che a Milano, probabilmente con un vicesindaco del Carroccio, dovrà riprodurre quello tra Bossi e Berlusconi che a Roma ha blindato il governo. «Grande Moratti - applaude il ministro Ignazio La Russa - Sono colpito da una straordinaria metamorfosi comunicativa. Letizia sta finalmente tirando fuori la sua vera natura. Una donna piena di passione. Elegante, di una riservatezza tipicamente milanese, ma finalmente si vede quanto sia piena di passione». Per Daniela Santanchè la Moratti «è diversa, mai vista così gioiosa, contenta, finalmente si è sciolta». Per il coordinatore Mario Mantovani e la vice Viviana Beccalossi, «Letizia vince già al primo turno». Meno sicuro Umberto Bossi: «Se non si vince al primo turno, poi diventa difficile. I milanesi vanno al mare e in montagna, dopo un anno in città scappano. Speriamo si faccia “boom”, c’è anche Berlusconi in lista». Per De Corato parole che «insinuano un dubbio autolesionistico» e «fanno male, non tanto alla Moratti, ma all’intero centrodestra». E lei, la Moratti, dice che per amministrare ci vuole «un programma concreto». Non come quello della sinistra «che è la copia di quello che abbiamo già fatto in questi cinque anni». Un’altra bordata. «Hanno messo un centro per le culture del mondo, ma non hanno visto che lo stiamo già facendo all’Ansaldo? Sarà inaugurato nel 2012. Lotta alla disoccupazione? Abbiamo dato i “buoni lavoro” e il sostegno alle giovani imprese. La sinistra deve aprire gli occhi».
Un boato (nutritissima è la curva dei ciellini, ma non solo lì) quando parla di valori. «Devono essere chiari: famiglia, libertà, partecipazione, sicurezza e imprese». A incarnare, come dopo pochi minuti farà anche Berlusconi, la voglia di dare una casa a troppe coscienze cattoliche lasciate senza punti di riferimento. Da una società ormai troppo secolarizzata e da una sinistra ormai incapace di incarnarne gli afflati più profondi. Per Milano la Moratti promette «niente tasse, nessun aumento delle tariffe, più strade da asfaltare, giardini e parchi da costruire, centri anziani». Perché «se cresce Milano cresce l’Italia». I veleni? «Sull’odio vincerà l’amore, sugli attacchi personali il nostro programma. Questa è Milano».