Orgoglio omosessuale od ossessione gay?

Non vorrei apparire irriverente ma non trova dottor Granzotto un po’ eccessiva questa apoteosi dei gay? Fra outing a ripetizione, sfilate per l’orgoglio gay, prese di posizioni sul matrimonio fra omosessuali, spavalde rivendicazioni e ironiche commiserazioni per chi ancora ama le donne, mi sembra che la si stia esagerando.


Gli omosessuali celebrano i loro trionfi, caro Bonvicini: si sentono, a buon diritto, affrancati, accettati, riconosciuti. Glorificati, si potrebbe dire, dalle iniziative di Louis Rodriguez «Bambi» Zapatero. Vogliono far sapere al mondo di esserci essendone felici, talvolta magari oltrepassando la misura. Non mi riferisco alle pittoresche sfilate del Gay Pride dove l’evidente intenzione di taluni dei partecipanti è quella di provocare il «benpensante» - pura goliardia, insomma - bensì al tentativo, a volte protervo, di imporre il «modello», la way of life direbbero gl’inglesi, omosessuale. Che invece deve restare una scelta, non un obbligo. Almeno così a me pare. Devo comunque confessarle, caro Bonvicini, che sarà perché distratto da altre faccende, ma mi era sfuggita la dimensione della svolta che poi appresi essere «epocale», aggettivo questa volta usato correttamente. Me ne resi conto leggendo un corsivo di Claudio Gorlier pubblicato sulla Stampa. Erano i giorni dell’esame di maturità e Gorlier raccontava d’aver assistito alle prove che si sostenevano in un liceo torinese. Ne trasse un’ottima impressione, i ragazzi e le ragazze erano ben preparati e vedendoli così sereni, così spigliati, ne dedusse che il ricordo degli «ossessivi» esami d’un tempo apparteneva oramai al passato. Be’, lo si può anche capire, viste le percentuali bulgare di promossi. Ma non è questo che conta. Conta che Gorlier, approfittando del fatto che uno degli argomenti discussi in sede d’esame erano i poemi classici, chiese a una coppia di studenti, maschio e femmina: sapevate che Achille e Patroclo, nell’Iliade, erano gay? A parte il fatto che sfido Gorlier a citare un solo verso che attesti che i due eroi omerici erano tali, nel senso che oggi si dà al rapporto gay, perché? Perché riferirsi proprio a quell’aspetto? Quando avrebbe potuto, faccio per dire, domandar loro: lo sapevate che Achille detto pie’ veloce allorché si mette a inseguire Ettore non riesce ad acchiapparlo?
Ecco, caro Bonvicini, leggendo quel pezzullo firmato da un fior di intellettuale e pubblicato dall’austero quotidiano sabaudo, mi resi conto che non si trattava più solo di matrimoni gay o di gay pride, di outing o, come lei dice, di spavalde rivendicazioni. Mi resi conto che non dico il praticarla, ma il discorrere di omosessualità, il riferirvisi di continuo, il girarci attorno, insomma, era diventato, nelle schiere di quella che si definisce la società civile, un dovere di moda. Credo che ciò non rappresenti una ulteriore vittoria, ma piuttosto un calamità perché così si finirà per guardare il mondo, la cultura - l’Iliade -, la società e forse la politica in un’ottica gay, che ovviamente risulta strabica per chi gay non è. A lungo andare provocando una reazione capace di ridurre, forse fino ad annullarli, i vantaggi delle brillanti conquiste ottenute in questi ultimissimi tempi.
Paolo Granzotto

Ps: l'argomento, interessante per altro, non deve distrarci da ciò che bolle in pentola. Ragion per cui ritrascrivo il sunto dei tre versetti della IX Sura del Santo Corano: «Annuncia a coloro che non credono un doloroso castigo. Quando siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati (…). Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso».