Orgogliosi anche dei nostri errori

Caro direttore, viviamo giorni agitati. Prima o poi si avrà modo di ricostruire tutti gli episodi e spero anche le ragioni della convergenza nell’area alternativa alla sinistra. Ora però voglio soltanto replicare ai giudizi sferzanti, non tutti francamente giustificati, che nei giorni scorsi il tuo giornale ha ospitato in un articolo che ha descritto la «parabola della destra».
Non abbiamo l’incubo del ghetto, noi ex ragazzi dell’Msi. Né pensiamo che si debba tornare nelle fogne. Non le abbiamo mai frequentate. Semmai siamo stati nella nostra gioventù orgogliosamente nelle nostre sedi, attaccati da quello che chiamavamo un «regime» e da «nemici» che hanno lasciato sulle strade decine di ragazzi di destra massacrati.
Si scrive sul tuo giornale: «Non contavano nulla, non sapevano nulla». Che non contassimo è certamente vero. Ma descriverci sempre come ignoranti, superficiali, precari della vita, addirittura stupidi, è qualcosa che forse qualche lettore del tuo giornale ha trovato ingeneroso. Non soltanto chi ti chiede diritto di replica. Ci siamo alleati con Berlusconi, ed io di questa convergenza sono stato uno dei più convinti interpreti. Ma non abbiamo vissuto questa stagione, che io non credo debba essere così sbrigativamente archiviata, come l’incontro con un «principe delle fiabe che bacia un rospo». E non abbiamo fatto «una lunga marcia verso il nulla» basata solo su esternazioni ed epurazioni. Non ci siamo attribuiti meriti estranei alle nostre capacità, ma abbiamo avuto sì il merito di portare la destra fuori dall’isolamento. Certo, ci sono state circostanze favorevoli. La stagione di Mani pulite, il crollo dei partiti tradizionali, il consenso che si è rimesso in moto. La vita è fatta, per tutti, di meriti ma anche di circostanze. Molti eventi ci hanno aiutato, ma forse qualche piccolo merito lo abbiamo avuto.
Da molti lustri ormai la destra raccoglie ampi consensi ed ha governato a livello nazionale, non sempre demeritando.
Gli intellettuali che ci criticano svolgono la loro funzione. Ho chiesto solo diritto di replica. Noi siamo riusciti, insieme ad alleati determinanti, a portare la destra più volte al governo. Non sono stati molti gli intellettuali che sono riusciti ad esprimere una proposta culturale paragonabile, per attenzione e rilevanza, alla forza della nostra realtà politica. Mi vengono in mente Buttafuoco e Veneziani, protagonisti tra mille ostracismi anche da loro patiti. Dio solo sa quanto sia necessario il confronto, lo stimolo, la critica, dei portatori di cultura. Ma non l’astio di chi, forse rimasto nell’anonimato, deve scaricare su altri le proprie frustrazioni.
Molti nostri elettori sono tuoi lettori, e di questo siamo ovviamente lieti, perché apprezziamo il Giornale e quanti hanno l’onore e l’onere di guidarlo. Proprio per questo credo che non sia giusto esprimere giudizi così denigratori. Abbiamo fatto errori? E chi non ne fa. Solo qualche intellettuale dalla penna acuminata ne è forse esente. Noi ne abbiamo fatti parecchi. Ma non abbiamo mai perso la nostra passione, non abbiamo mai seguito le vie della convenienza. Non siamo entrati in politica per essere sottosegretari, ministri e nemmeno parlamentari, ma per testimoniare ideali in momenti drammatici della vita italiana. E quando ci giravamo nelle nostre sedi, molti di quelli che oggi ci criticano, pur essendo in senso lato della nostra parte, non li vedevamo. Non li trovavamo. Non siamo i nostalgici di Via Milano, o della Via Paal. Abbiamo dato e continueremo a dare un contributo importante a un’Italia bipolare, in cui le forze alternative alla sinistra possono governare, in cui la cultura e le idee non egemonizzate dalla sinistra possano trovare un loro spazio. Non vogliamo sconti da nessuno. E ci accontentiamo del giudizio dei tantissimi elettori, che come comunità e come singole persone, ci esprimono il loro consenso da anni. Andremo avanti senza astio per nessuno, affrontando ogni impegno, i più facili e i più duri, senza fretta ma senza sosta. Agendo, leggendo, scrivendo, orgogliosi di quanto abbiamo fatto. Senza la presunzione di certi acrimoniosi fustigatori. Consapevoli dei nostri limiti, ma anche delle tante cose importanti che siamo riusciti a realizzare.
Maurizio Gasparri
*Parlamentare di An