Oriana non va più alla guerra La Fallaci sepolta oggi nel cimitero multireligioso

La tumulazione agli Allori alla presenza dei soli familiari. Accanto alla sua tomba il cippo in ricordo di Alekos Panagulis

da Firenze
Da oggi Oriana Fallaci, la giornalista e scrittrice fiorentina che si definì atea-cristiana, riposa agli Allori, cimitero evangelico protestante ma multireligioso, collocato sulla via Senese, al Galluzzo, a due passi da Firenze, dove sono sepolti protestanti, cattolici, ma anche musulmani e atei. Oriana lo scelse per la propria famiglia proprio perché è un luogo di sepoltura libero e aperto a tutti. Nessun tipo di rito per la tumulazione, compiuta nella totale riservatezza, così come chiesto da lei stessa. Ad assistere, la sorella Paola, i nipoti Edoardo e Antonio, un piccolo gruppo di amici. Forse anche il regista amico Franco Zeffirelli, secondo quanto da lui stesso annunciato.
Zeffirelli ha anche affermato che metterà nella bara della sua amica scrittrice il Fiorino d’Oro da lui ricevuto anni fa. Il grande regista fiorentino ce l’ha con «tutti quelli lì che hanno voluto negarle il Fiorino d’oro», il massimo riconoscimento della città ai suoi figli illustri, che a Oriana venne sempre rifiutato dall’amministrazione di sinistra. Proprio per questo motivo, aggiunge Zeffirelli, «Firenze può fare solo una cosa: organizzare una serata in piazza Signoria e chiederle scusa». Da quando la Fallaci, nel novembre del 2002, si scagliò contro il Social Forum, ospitato a Firenze con il beneplacito delle amministrazioni rosse del Comune e della Regione Toscana, la sua città natale l’ha ignorata e avversata in tutti i modi possibili. Solo Gabriele Albertini, allora sindaco di Milano, il 7 dicembre scorso la premiò con l’Ambrogino d’Oro.
Ieri, davanti alla clinica Santa Chiara dove la Fallaci si è spenta all’1,36 di due giorni fa, si sono moltiplicati i mazzi di fiori e i messaggi dei fiorentini, smentendo chi ha lamentato una certa freddezza della città. Rose rosse, piccoli fiori gialli, un mazzo di rosmarino in ricordo dell’ultima cena a New York. Una signora si è avvicinata al muro e si è fatta il segno della croce, una ragazza ha lasciato una lettera che è stata prontamente raccolta dal poliziotto in servizio e consegnata al personale della clinica, secondo le richieste dei familiari della Fallaci.
«Firenze è una città particolare, da sempre guelfa e ghibellina nello stesso tempo - commenta il presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini (Sdi), che coraggiosamente la premiò con la Medaglia d’oro dell’assemblea toscana, attirandosi le ire degli alleati del centrosinistra -. Molti fiorentini la ricorderanno nel loro anonimato. Lo stanno facendo le istituzioni che devono ricordare un personaggio che ha tenuto alto il nome della Toscana». Nencini, infatti, ricorderà Oriana Fallaci in apertura della seduta dell’assemblea, convocata per martedì 19 settembre. Grande amico della scrittrice, il presidente del Consiglio regionale ha rivelato che, da tempo, Oriana Fallaci gli chiedeva di poter morire a Firenze ed ha fatto riferimento «all’ultima telefonata nella quale mi diceva: “ricordati, come l’ultima volta. Devo morire a Firenze”. Questo suo desiderio - ha osservato Nencini - è stato soddisfatto: non lo è stato invece l’ultimo desiderio, vedere il mare. Non siamo riusciti ad esaudirlo».
La Fallaci riposerà nel cimitero degli Allori accanto a suo padre, Edoardo, a sua sorella Neera, alla madre, Tosca Cantini. Riposerà vicino al cippo dove è scritto «in memoria di Alessandro Panagulis, con amore pose Oriana». Un cippo che ricorda il grande amore della sua vita, quell’Alekos Panagulis che fu eroe della Resistenza greca nel regime dei colonnelli, con cui visse per circa tre anni anche a Firenze, sulle colline di Bellosguardo, e che ispirò il libro Un uomo.